È legittimo non giocare con giocatori meno abili?

Salve, secondo voi scegliere di giocare solo con determinati tipi di persone è elitarismo? Io gioco a Pathfinder, un gioco che conosco benissimo, ma ho il problema che quando ci gioco con dei master che “non sono al mio livello” cioè fanno errori di ambientazione, sono poco descrittivi, o peggio trattano pathfinder come se fosse un’altra versione della 3.5 mi annoio, mi indispongo e smetto di giocare. Allo stesso modo ho poca pazienza con i giocatori alle prime armi, proprio in questi giorni sto preparando Ira dei Giusti con dei giocatori nuovi di PF e sto passando per un arrogante, spocchioso supponente e saccente… perchè ho poca pazienza, e mi rendo conto che non riesco più ad avere pazienza nello spiegare concetti basilari che io dò per scontato… sta cosa mi secca davvero tanto… opinioni? Sarebbero molto gradite… Ciao, Lucano dalla vita molto amara da Pavia.

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Questo argomento richiede una moderazione attiva che nel periodo festivo non sono in grado di dare.

Lo chiudo temporaneamente per la durata della mia pausa natalizia.

Buon Natale a tutti.

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Questo argomento è stato aperto automaticamente dopo 5 giorni.

Ciao @LucanoAmaro, e benvenuto alla Locanda dei GDR. Scusa se ti ho chiuso l’argomento per una settimana, ma è molto corposo e non me la sentivo di affrontarlo durante le feste.

Faccio un po’ di correzioni e aggiustamenti di tiro. Non prenderla come un’ammonizione (sei nuovo d’altronde), ma semplicemente sto cercando di fare in modo che la discussione non si disgreghi in una lista di persone che dicono “secondo me questo” senza poi effettivamente parlare della stessa cosa, che poi è il tipo di discussione sterile che accade tantissimo sui social network.

Qui abbiamo sviluppato un po’ di metodi per permetterci di evitarlo, il primo di tutti è cercare di stabilire con chiarezza l’argomento effettivo della discussione. Il secondo è fare riferimento a esperienze di gioco accadute veramente, il cosiddetto “gioco concreto”, che non è un raccontare la partita da inizio a fine, ma un resoconto di uno o più momenti salienti.

Per iniziare, trovo che “Il gioco di ruolo è per tutti?” sia un po’ fuorviante come titolo dato il contenuto del tuo post. Si rischia davvero di andare — mi sembra in maniera non intenzionale — in considerazioni sull’inclusività del gioco di ruolo visto come community che sarebbero proprio fuori tema per questo spazio. Mi sono permesso di cambiarlo in qualcosa che a mio parere riflette meglio il quesito che hai posto — se ne hai uno migliore, mandami pure un messaggio personale.

Ora è legittimo o meno dire a una persona che non si vuole giocare con lei? Non penso ci sia bisogno neanche di dirlo. Puoi giocare con chi vuoi, ed egualmente evitare di giocare con chi credi secondo qualunque criterio. Mi sembra una chiara istanza del naturale diritto umano di associazione. Mi pare ovvio che ci siano diversi gradi di abilità nella scena dei GDR ed è completamente legittimo dire che non si ha voglia di fare da insegnante. È chiaro che così restringi il campo di possibili compagni di gioco, ma sarebbe una tua scelta. È una scelta che recentemente mi sono trovato a fare anche io, e ho deciso che a me interessa insegnare alle persone a giocare, anche a costo di qualche giocata meno fruttuosa.

Ti faccio però una considerazione: secondo la mia esperienza, molti che si dichiarano abili ed esperti, che magari giocano da tantissimi anni, hanno una comprensione grottesca del medium e giocano in una maniera a mio parere goffa e delirante, che servirebbero anni per disimparare. E molti giocatori che non sono mai stati esposti al GDR, quando presentati con un gioco immediato come #the-pool, imbracciano subito il medium e magari giocano meglio, perché hanno meno da disimparare. Non è assolutamente una regola ferrea, ma succede.

Ora qual’è che sei tu, il vero esperto, il Dunning-Kruger, o una via di mezzo? Non te lo so diagnosticare a distanza. Però a mio parere porsi la domanda è legittimo, e dovresti farlo, perché se dovessi sbagliare c’è il rischio di chiuderti in una nicchia dove non puoi imparare niente di nuovo. Per me il primo punto di partenza è partire dal gioco concreto: riesci a raccontare un’istanza di gioco dove te la sei presa con un giocatore, e cosa ha portato a quel punto? Sia a livello di persone al tavolo che a livello di gioco giocato.

Oltre al quesito primario, vedo qua un po’ di argomenti secondari associati, li cito così per chiederti un chiarimento, ma non credo meritino una grande parentesi. Mi manterrei sul quesito primario.

Hai fatto un’assunzione molto grossa, che noi siamo al corrente di queste grandi differenze tra il modo di giocare Pathfinder e D&D3.5 — due giochi che a me paiono virtualmente identici eccetto poche modifiche. Cosa intendevi in particolare? O stai forse parlando della seconda edizione?

In secondo luogo data la mia esperienza con la cultura che circonda Pathfinder ho l’impressione che … molte delle cose che vengano insegnate ai nuovi giocatori possano non essere molto funzionali rispetto all’attività del gioco di ruolo che tutto sommato è abbastanza intuitiva — la lista è troppo lunga per essere esaustiva. Chiaramente non parlo di te, ma del generale, non ho idea di cosa tu specificamente ti aspetti debba imparare un giocatore alle prime armi. Anche qui come sopra ricondurci a un esempio di gioco è la cosa più utile per cominciare a capire di cosa stiamo parlando.

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Agli utenti abituali del forum: c’è la combinazione nuovo utente + argomento spinoso. Pensate prima di scrivere, e ricordate le linee guida. Sarò più severo del normale.

Ciao @LucanoAmaro, benvenuto! @ranocchio ha già avuto modo di esortarti a presentare un’istanza di gioco concreto perchè si possa guardare meglio a cosa succede al tuo tavolo; non conoscendo Pathfinder, mi accodo e guardo con particolare interesse alla campagna Ira dei Giusti che stai preparando (anche se per gli esempi di gioco puoi presentare anche altro eh, sono sempre curioso).

Da parte mia, voglio fare due brevi osservazioni; prendile come spunti per delle riflessioni, non come un tuo identikit fatto a distanza, che non ho i mezzi per fare:

  • Come già detto, non c’è nulla di male nell’avvertire il peso di dover introdurre meccaniche di un gioco che ho sempre visto piuttosto corpose a giocatori novizi - se la curva di difficoltà è ripida, questo processo può essere sfibrante sul lungo periodo e con gruppi diversi. Tuttavia, qui è da chiarirsi se questa difficoltà nasce per un naturale processo di apprendimento o per una distribuzione infelice dei ruoli al tavolo. I tuoi giocatori leggono i manuali e i materiali che dai loro? Si mostrano interessati a questo corpo di regole, lo trovano stimolante, interessante da esplorare? Perchè se la responsabilità di iniettare curiosità nelle scelte e nelle opzioni di creazione a azione ricadono sulle tue spalle, o SacroGM™, dubito che si possa andare avanti. Io, certamente, posso raccontare di più episodi in cui mi sono “bruciato” nel tentativo di assumermi sulle spalle più ruoli come GM. Tuttavia, può semplicemente essere vero il contrario: i giocatori sono interessati - nei limiti di quello che può essere l’entusiasmo per delle prime sessioni di qualcosa di sconosciuto, non poniamoci premesse utopiche - ma inesperti, e tu ti irriti a riguardare a cose viste. In questo caso, mi sento solo di dirti che la tua è un’aspettativa che verrà costantemente frustrata: nessun processo di apprendimento può passare dall’esclusivo manuale - oggetto fisico, perchè necessita per sua natura di prove e di errori con questo gruppo, in questo momento, a questo tavolo specifico. Inoltre, come già detto da @ranocchio, è molto più comune del previsto che persone nuove ad un determinato gioco iniettino complessità e nuovi punti di vista nel sistema che presenti. Questa intero discorso vale per nuovi giocatori, ma ovviamente - e lego tutto al punto successivo - anche per i nuovi master.

  • A riguardo di questo secondo punto, muovo da un tuo commento:

La mia impressione è che tu abbia delle forti aspettative su cosa sia e come debba essere giocato Pathfinder. Questo non è un problema, nei momenti in cui esiste una divergenza di intenti chiaramente incompatibile con i propri gusti (tipo vedere Lex Arcana usato per emulare degli shonen…si,l’ho visto accadere). Diventa però un enorme problema quando le aspettative si trasformano in “ecco cosa dovrebbe accadere”, che non è raro possa sfociare in prefigurazione degli esiti di gioco o in una limitazione imposta da una fantomatica “lore” dell’ambientazione. Se sei familiare con la storia di Runequest, ti accorgerai di come la celebrazione della libertà di determinare il proprio setting - Your Glorantha May Vary - si sia esaurita a favore della celebrazione didascalica di eventi determinati da splatbook ed espansioni. Ma ovviamente, se non segui dei manuali di avventure prefabbricate - che aborro per vari motivi - questi “errori di ambientazione” salteranno fuori in maniera preponderante, a seconda delle sensibilità e degli interessi di diversi master ad approfondire parti specifiche del mondo. Quindi mi interessa approfondire questo punto: quando hai giocato con altri master, usavano moduli o avventure che conoscevi? In entrambi casi, quali sono stati questi “errori di ambientazione” che ti hanno fatto storcere il naso? E, per tornare ad Ira dei giusti e riavvolgendo al tuo ruolo di master, segui pedissequamente l’avventura o hai introdotto modificazioni significative? Hai avuto giocatori che ti hanno contestato queste eventuali modificazioni?

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Ciao Lucano,
benvenuto.

Premettendo che la risposta corretta e veloce è quella di @ranocchio , che io riparafraso così:

Sei libero di giocare con chi vuoi: l’attività ricreativa dovrebbe essere piacevole, non un peso, e come tutte le attività di gruppo devi sceglierti le persone con le quali hai voglia di trascorrere del tempo.

provo a parlarti un po’ di alcune esperienze che ho avuto io, positive e negative.

Io tendo a fare sempre il GM. Sia per pigrizia delle persone con le quali gioco, sia perché a me obiettivamente piace di più giocare come GM a quasi tutti i giochi.
Ho un grosso limite come GM: faccio fatica a imparare le ambientazioni dei giochi, soprattutto se corpose e piene di dettagli. E, ancora di più, faccio fatica quando l’ambientazione è presa da un medium già esistente (vedi quello che dicevo nel thread: [L’Unico Anello] 2ª edizione? ).

Succedo quindi spesso queste dinamiche:

  • Gioco con qualcuno che ne sa più di me di quell’ambientazione
  • Gioco con qualcuno che ne sa più di me di quel regolamento

A parte rari casi in un lontano passato, però, non ho mai avuto grossi problemi. Perché la premessa di cui sopra è condivisa con tutti.
Quando abbiamo fatto una campagna ad Agon (dove si giocano eroi dei miti greci), ho detto

Allora, come sapete sono una capra in queste cose, per cui non aspettatevi accuratezza storica. Se dico cose che sono proprio assurde, come Zeus figlio di Apollo, allora correggetemi e non c’è nessun problema. Ma non stiamo a fare la punta al cazzo, altrimenti non ne usciamo più e non ci divertiamo.

Altre volte, invece, dove so che l’accuratezza è importante (come appunto se giochi a L’unico Anello), semplicemente alzo le mani e dico “io a questo gioco non ci so giocare; se volete fa qualcun altro il GM e io imparo mentre giochiamo - ma non mi studierò 3000 pagine di libri perché così possiamo farcelo venire barzotto mentre descriviamo la forma delle orecchie degli elfi in modo accurato secondo il canone di Tolkien”.

Ti porto un ultimo esempio: quando mi trovo a giocare con qualcuno che è meno esperto di me come GM.
Anche qui di solito ne parliamo da persone che hanno voglia di stare assieme attorno a un tavolo.

Io: come vuoi che approcci alla cosa? Se vedo che stai facendo un errore te lo devo dire? Oppure lasciamo correre e poi ne parliamo dopo? Come ti posso essere più di aiuto?
GM: se mi fai notare l’errore mentre giochiamo, correggiamo in corsa. Se ce ne accorgiamo dopo, amen: al massimo la volta dopo andrà meglio.

Aaaaannnnddd that’s it.

Quindi, è vero, ognuno è libero di giocare con chi vuole - ma essendo il gioco un’attività di gruppo (quasi sempre, per lo meno), servirà trovare dei compromessi.
E i compromessi si trovano parlando in maniera serena e sana tra tutti. Esponendo i propri desideri e le proprie necessità, e cercando di capire se si trova un punto di incontro.
Se sì: allora giochiamo tutti consapevoli che magari non sarà la partita perfetta, ma sticazzi: stiamo giocando per divertirci, non per superare degli esami.
Se no: allora non possiamo giocare assieme a quel gioco. Vogliamo comunque giocare assieme? Cerchiamone un altro! Prima o poi uno dove funzioniamo assieme, se proprio vogliamo stare assieme attorno al tavolo, lo troveremo.

Il mio consiglio ultimo, comunque, è questo: sii il primo disposto a metterti in discussione; soprattutto su quello che pensi sia la strada corretta o su quello che vuoi fare.
Per esempio: hai provato a mettere da parte PF, e giocare a un altro gioco con le stesse persone? Un gioco che ha le premesse molto diverse da PF, e che quindi non ti porterà in maniera più o meno inconsapevole a tornare a quelle dinamiche che ti creano problemi?

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Salve a tutti e tutte e grazie per le risposte.
Specifico meglio cosa voglio dire.

Ecco a cosa mi riferivo, esattamente a questo.
Perchè si sa…

  • " Pathfinder lo ha creato Monte Cook quindi sono uguali ";
  • " Vabbeh ma Pathfinder è un D&D 3.5 semplificato, lo sanno tutti "
  • " Ok, ma è sempre un gioco fantasy, alla fine sempre D&D è! "
  • " Ma Luciano scusa: ha le classi uguali, il sistema è identico, i mostri sono identici… il gioco è come D&D è uguale! "
  • " Guarda che se Pathfinder esiste è perchè la quarta edizione faceva schifo, quindi cosa stai dicendo che non so giocare di ruolo?? "

E queste sono solo alcune delle frasi che mi sento dire da anni da gente che dichiara e talvolta vanta, di conoscere benissimo i gdr, che sono espertissimi di pathfinder poichè hanno spulciato velocemente il manuale ecc.

Ora intendiamoci, io non sono pagato dalla Paizo per fare pubblicità ai suoi prodotti, ma oggi ormai trovo sfiancante dover spiegare ogni volta che…
“Ebbene si: Pathfinder e D&D sono due gdr profondamente diversi.”

Io sono consapevole di partire svantaggiato rispetto ad altri master, perchè è un po’ come essere il fratello di un delinquente famoso: " se è poco onesto lui figurati se non lo sei tu! ", dopo tutto si sa: la mela non cade mai troppo lontano dall’albero.

Ed ecco che, con queste premesse, arriva un giocatore colmo di buoni propositi, con un sorriso da un orecchio all’altro e una scheda già compilata in mano che annuncia raggiante
" Ciao Lucià, allora il PG che voglio fare è UN NANO GUERRIERO! "

Provate ad immaginare per un attimo (se non vi ci siete mai trovati) la frustrazione che io provo quando devo spiegare per l’ennesima volta che…

" Se dici Nano Guerriero, non stai creando un PG stai soltanto appiccicando una razza e una classe in modo totalmente impersonale, senza concetto narrativo nè storia.
Perchè esistono molte varietà di nani, ognuna con la sua storia, e la classe individua solo una nicchia di abilità specifiche che possono essere modificate da archetipi di classe e che “Guerriero” è solo il nome di una classe, ma non indica che cosa sei nè che lavoro fai, nè se sei sposato e dove sono i tuoi famigliari, come ti vesti e che gusto di gelato piace al tuo PG.

Però tutti questi dettagli, per il giocatore che mi chiede di fargli da master, sono dettagli secondari, di scarsa importanza… perchè? beh la risposta è semplice:

Purtroppo la mia passione giace sotto il peso di un fratello scomodo: quel famoso mezzorco barbaro ignorante caotico malvagio che tanto ha reso famoso quel gioco da cui si fa tanto per cercare di staccarsi.

Ma poi, con impegno e dedizione avviene il miracolo.

Eh si, perchè cari utenti di questo forum che con misericordia avete la pazienza di leggere questo mio sfogo, l’illuminazione sulla via di Damasco prima o poi giunge in mio aiuto.

Infatti da Master, pur di dimostrare che i mezzorchi barbari ignoranti non esistono (altrimenti l’intera stirpe sarebbe già estinta se i suoi membri fossero pazzi suicidi) ci metto anima e sangue (Cit.) nello scrivere una storia che fa riferimento (al contrario del fratello 3.5) ad un’unica ambientazione

A Kenabres, nel Mendev, esiste una Pietra di Guardia, e quella Pietra di Guardia esiste a prescindere che sia io il Master o chiunque altro. Poi, ovviamente, è il master a decidere se quella importantissima Pietra di Guardia giochi un ruolo fondamentale nella sua storia oppure sia solo un elegante complemento di arredo, ma questo è conseguenziale, prioritariamente c’è il fatto che se accetto di giocare ad un gdr che ha un’unica ambientazione quella Pietra di Guardia dal ruolo ancora da decidere esiste per tutti i master che giocano a Kenabres nel Mendev.

E quindi il problema non è più decidere solo razza e classe, ma capire dal background del pg se sia il caso di usare una razza già fatta, una modificata oppure di crearne una nuova e se la classe scelta vada bene così, oppure necessiti di applicare un archetipo oppure ancora di creare un archetipo adatto allo specifico pg.
Ed ecco che un Medium può essere un potente mago occulto, oppure una persona con un Distubo Dissociativo dell’Identità che se cede troppo alla sua patologia raggiungendo 6 punti influenza (invece che 5) il disturbo di cronicizza ed il giocatore perde il PG.

Se ci pensiamo, tutto questo è una grande banalità: devi creare un pg in base alla tua fantasia, non in base ad un regolamento applicato sterilmente, poi l’ambientazione farà tutto il resto… per Vampire non si sta a discutere se gli Assamiti siano stati maledetti dai Tremere o no, da metaplot è così e se non lo sai lo leggi e lo impari, fine della storia.

Ed io mi sono stancato di dover spiegare queste banalità, queste cose scontate.
E mi piacerebbe che accadesse che i player al tavolo che ascoltano le storie che scrivo ispirate al Corano, che riflettono sulle Geometrie Non Euclidee, che si interrogano sul significato di Dio, che propongono l’ambivalenza del Concetto di Bene e Male, si entusiasmino per la storia che scrivo e non perchè
" Caspita! Certo che sei un grande! Hai trasformato D&D 3.5 in un gdr serio

Un gdr serio lo era anche prima, e la mia passione era seria anche prima, e il mio impegno era serio anche prima, ma ormai mi sono stancato di dover spiegare ogni volta che “no, non stiamo giocando a D&D!

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Ciao @LucanoAmaro

Mi sento molto vicino a te come bagaglio di esperienze e come cultura di gioco.

Ho giocato e apprezzato Pathfinder prima edizione (non ho ancora giocato la seconda, ma l’ho letta e mi piace). E ho giocato e apprezzato D&D 3.5 per oltre un decennio: è l’edizione con cui ho iniziato a masterare seriamente. Mi piace, mi piacciono entrambi. In questo credo di essere una mosca bianca su questo forum.

Ed è interessante il fatto che io mi ritrovi moltissimo in diverse cose che hai detto.

Interessante perché, avendo avuto esperienze simili, credo di poter capire bene come ti senti e che cosa vuoi dire. Sapessi quante volte mi sono trovato, sia in passato che in tempi recenti, a scagliarmi contro l’idea che il binomio “razza + classe” bastasse, da solo, a riassumere completamente un personaggio, come un’unica identità monolitica (e stereotipata). Oggi poi più che mai, con tutti i meme che impazzano sul mezzorco barbaro o sul bardo marpione. Sapessi quante volte è capitato anche a me di invitare i miei giocatori a pensare il loro PG nella loro fantasia, che ci avremmo pensato dopo a “tradurlo” in una veste meccanica.

Interessante, però, anche perché queste esperienze simili le ho avute, pensa un po’, con quel D&D 3.5 da cui ci tieni così tanto a rimarcare le distanze. Il che può suscitare (spero) qualche riflessione. Su se davvero il tuo problema sia riconducibile a un’ipotetica, netta divisione tra i due giochi in quanto tali. O se, piuttosto, tale divisione sia un capro espiatorio, mentre il vero problema sta altrove (e rimarrebbe invariato anche se domani, con un tocco di bacchetta magica, cancellassimo D&D e tutto il suo brand dalla mente di tutti). Io propendo per la seconda ipotesi.

Ma andiamo per gradi.

Se fossi arrivato per primo a rispondere a questo thread, ti avrei chiesto di mettere un attimo da parte tutti i discorsi su sistemi di gioco, ambientazioni, edizioni, “abilità” come master, e farmi invece un singolo esempio concreto di un caso che ti è capitato in cui “ti sei indisposto, annoiato e hai smesso di giocare” (come dicevi all’inizio).

Penso che partendo da quello ti potrei aiutare molto (anzi, sarei contento di potermi rendere utile su questo forum, per una volta :grin:).

Dato che @ranocchio è giunto prima di me e ti ha invitato a fare la stessa cosa, sono rimasto in disparte evitando quella che sarebbe stata solo una ripetizione.

Questo tuo ultimo commento un germe di esempio concreto lo contiene, questo qui:

Ora, io vorrei darti una risposta, e non una risposta chiusa ma una risposta aperta, con delle riflessioni insieme a delle domande per capire meglio. Andando per gradi, appunto. Offrendoti man mano la mia esperienza da confrontare con la tua ogni volta che potrò.

E potrei cominciare da qui: è un inizio non ottimale, forse (perché riguarda il pre-gioco più che il gioco in atto), ma può funzionare.

Prima però ti vorrei chiedere, per sicurezza, se sei convinto che vuoi riferirti a questo esempio oppure, ripensandoci, me ne vorresti fare un altro.

Se tu dovessi pensare all’esempio migliore di una scena di vita vissuta che incarni il nocciolo del tuo problema, sceglieresti questo?

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Ciao LucanoAmaro: benvenuto sul forum e buon Anno!

Ma no, Pathfinder è D&D 3.75 :stuck_out_tongue:
Scherzi a parte, Pathfinder è nato dalla 3.5 come la 3.5 è nata dalla 3.0: pur avendo delle modifiche che alla fine lo rendono un gioco diverso, il corpo base rimane lo stesso. Difatti io stesso prendevo in prestito delle cose da Pathfinder per portarle in 3.5 e viceversa. Questa cosa rende molto facile il passaggio tra un sistema e l’altro e crea una forte confusione quando si parla di questi giochi.

Tuttavia più che un problema di edizione, trovo un grosso problema che hanno molti giocatori di D&D ed affini: “se è un fantasy, è D&D”. Ed è un grosso problema non solo quando porti Pathfinder ma anche quando porti giochi diversi ma sempre fantasy (mi capitato con Dungeon World). La soluzione purtroppo non c’è e quindi non posso che darti la mia comprensione.

Un Problema che trovo diverso è invece:

Questo è una cosa che ho notato che hanno quasi tutti quelli che giocano ai GdR per la prima volta: l’unica cosa che hanno in testa (a meno che non sia “il Legolas di turno” che porta altri problemi) è che vogliono fare il Nano Guerriero, l’Elfo Mago, il Mezz’orco Barbaro, ecc. Non so da cosa sia dato, ma è una cosa comune. Per questo sto iniziando ad apprezzare i GdR che spingano a dire qualcosa di più. Tuttavia il problema rimane: il giocatore parte da uno stereotipo e va avanti a stereotipi; a volte poi si evolve in un personaggio, a volte smette di giocare. Il problema fondamentale è che come DM non hai appigli per offrire al giocatore qualcosa di più.
Il mio consiglio, se non siete il tipo di gente che odia la sessione zero (=una sessione dove si discute di cosa ci si aspetta dal gioco e di gettano le basi per iniziare a giocare), è di non far arrivare la scheda già compilata, ma prepararla in sessione zero, ponendo domande al giocatore sul suo personaggio e sul gruppo in generale. Dare una linea guida in questo va oltre lo scopo del forum (è più un articolo da blog che non da discussione), ma il mio consiglio è questo. Naturalmente se ti sei già scocciato ampiamente di discutere di queste cose, non so quanto tu possa aver la voglia di fare questo :slight_smile:

C’è poi una cosa che mi sfugge nel finale: Pathfinder non ha un’ambientazione (cioè, ce l’ha, Golarion, ma non è esplicitata nel manuale) quindi esattamente cos’è che un giocatore dovrebbe leggere? Perché prt leggermi tante e tante pagine di un’ambientazione, quell’ambientazione mi deve piacere a prescindere, altrimenti non le leggerò mai e questo vale per moltissima gente. La tua ambientazione da quante pagine è composta?
Anche perché:

Pathfinder non è un romanzo: se quelle informazioni mi servono nel gioco, bene, altrimenti tre secondi dopo le avrò scordate!

Sulla chicca finale:

Hai tutta la mia comprensione…

Ciao :slight_smile:

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Sono un attimo perplesso dalla tua risposta.
Perché, a parte un paio di esempi su differenze di ambientazione, non hai portato alcun esempio che dimostri che Pathfinder e D&D 3.5 si giochino in maniera differente.
Il loro sistema è assolutamente simile - e non parlo solo delle regole scritte nel manuale. Parlo delle procedure che poi si applicano al tavolo, la divisione delle autorità, quando e come si ingaggia con le regole e i tiri di dado, quanto pesa la narrazione e come si svolge il flusso “narrazione → meccanica → narrazione”.

Attento: non sto dicendo che sono uguali. Sto dicendo che nel tuo post non hai spiegato perché ritieni che siano diversi. Però tutto il tuo post sembra voler rispondere proprio su questo punto (mentre mi sembrava che il post di apertura fosse più aperto su l’argomento chiave - e cioè se è più o meno legittimo giocare con persone con le quali non ci si trova).

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Ho detto esplicitamente che mi sembrava che questa parentesi del confronto tra D&D3.5 e Pathfinder sia superflua, se non per quanto concerne il chiarimento delle esperienze di gioco di @LucanoAmaro. Non rendiamola l’argomento di questo dialogo per piacere. Non è sicuramente qualcosa che è necessario dimostrare, se non prendere atto che OP li percepisce come giochi differenti nonostante le somiglianze che sono ovvie a tutti – vuol dire che alla pratica del tavolo li vuole giocare come giochi diversi, e tanto basta. Discutere se sia qualcosa che viene dal manuale o da lui ha poco a che vedere con il gioco concreto a mio parere.

Mi interesserebbe però sapere a che edizione di Pathfinder stai giocando, @LucanoAmaro, cosìcché io possa etichettare correttamente il thread.

Mi riferisco ad entrambe le edizioni.
Perche gli esempi che ho riportato le ho riscontrate in entrambe le edizioni, cioe ci sono stati giocatori che costruivano pg in seconda edizione dicendo che i giohi erano uguali (dnd e PF).
Lo scopo del mio post è parlare del mio disagio, non fare una esegesi delle differenze fra i due giochi, perche anche qualora volessi farlo non sarebbe la sede adeguata, ma soprattutto per esperienza sarebbe inutile, perchè tanto avete gia deciso che i giochi hanno differenze che pure notate ma che sono “trascurabili”. E sono sicuro che le persone di questo forum non riducono mai i gdr al mero sistema regolistico, ma anzi si valuta anche ambientazione, costruzione pg, temi narrativi, l’esperienza di gioco che ti offre ecc.
Io la vivo come una questione di radicato pregiudizio.
E non posso invitarvi tutti a giocare con me per farvelo capire, quindi ora magari potete fare “atto di fede” e dare per buone le mie parole e accettare che delle differenze ci sono e sono importanti, e il fatto che vengano svalutate costantemente mi causa disagio.

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Immagino che il punto sia che non importa se siamo d’accordo con te o meno o ti crediamo, la cosa importante è che alla pratica tu giochi (o vuoi giocare) diversamente, quindi preferirei parlare di quello, che mi sembra più interessante. Dato che non è ovvio a nessuno qui, penso tu debba raccontarci ancora più nella pratica qualcosa che ti sia successo al tavolo.

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In senso molto generale hai ragione. Su questo forum, generalmente chiamiamo “sistema” l’insieme delle procedure come applicate nella pratica al tavolo. Non necessariamente quanto espresso sul manuale.
A noi interessa osservare il sistema in gioco nella sua pratica concreta. Non sei obbligato a usare questa terminologia ma almeno te la chiarisco nel caso tu ti imbatta in essa.

Puoi approfondire qui.

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beh scusa, mi trovo in parte in disaccordo.

Perchè se la differenza che lui percepisce è il metro (o parte importante del criterio) su cui misura l’incapacità degli altri giocatori, è bene che capiamo di che differenza si tratta.

Soprattutto se molti dei frequentatori del forum, come il sottoscritto, non ritengono vi sia alcuna differenza reale nel sistema che quei due giochi propongono per il tavolo da gioco.

Se poi il sistema concreto giocato al tavolo da Luciano usando Pathfinder è davvero diverso da quello che in tanti altri tavoli viene giocato usando D&D 3.X o 5, in prima approssimazione lo sa soltanto Dio e forse Luciano (e io se giocassi con lui …)

Almeno fino a quando non chiarisce appunto in cosa consista concretamente questa differenza.

Senza questa spiegazione, cosa rimane del suo post?

Solo una pacca sulla spalla: “trovati giocatori a cui piacciono le tue stesse tematiche” e "Amico mio, ci sono passato e ci passo anche io tuttora, se vuoi come degli alcoolisti anonimi, ci raccontiamo di quella volta in cui volevo giocare una profondissima campagna sul concetto di Cavaliere, cosa è e cosa fa un Cavaliere? C è bisogno di un Cavaliere? Cosa fa con la sua forza e i suoi privilegi, umani e sociali, un Cavaliere? Un Cavaliere presuppone un Re? E chi è, il Re?. E di come i miei due gruppi storici mi abbiano entrambi sfsnculato. "
Etc etc etc ne ho tante se vuole.

Rimane solo un certo interesse per questo nuovo @LucanoAmaro , visto che, a mio parere, un’esigenza come quella che lui ha manifestato in questo thread, testimonia da sola un grande potenziale.

Ma senza passare dalle forche caudine (che sono dalle sue parti se non mi inganno) dell’analisi dei sistemi di gioco, in primis quelli che lui ritiene tipici di certi giochi, non credo si vada da nessuna parte.
E lo sai Claudio.

A meno che tu non lo voglia invitare al tavolo da gioco, che sarebbe il non plus ultra

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Ho chiesto infatti di chiarire la differenza che percepisce, alla pratica, ma ho anche chiesto di non ingaggiare in un dibattito sulla questione delle effettive differenze tra i due giochi, che a mio parere sarebbe sterile.

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Vabbè, questa discussione si sta trasformando in “siamo tutti cretini i due giochi sono identici e tu sei l’unico pazzo visionario che vede cose che non esistono”.
È un film già visto.
E so gia come finisce.
Il sistema è reperibile online puoi confrontarli se vuoi apprfondire, stavo parlando di esperienze personali non di quedtioni “ideologiche”.
Grazie per avermi “ascoltato” e data la possibilità di esprimermi.
Grazie a tutti e tutte.

@LucanoAmaro , se ti interessa parlare di gioco concreto e di quello che fai/vuoi fare al tavolo, sei il benvenuto a continuare e la troverei una discussione interessante. Altrimenti stiamo parlando di niente. La tua o la mia, o quella di alcun altro, percezione di cosa sia Pathfinder o D&D3.5 sotto un profilo essenzialista o confrontando i regolamenti non è rilevante al tuo problema o al gioco di nessuno dei partecipanti a questa conversazione.

Non capisco perché questo sentirsi aggredito o insultato. Non penso interessi a nessuno qui darti del pazzo, e se rileggi i messaggi ti renderai conto che non è così. Abbiamo tutti esperienze eterogenee e l’obiettivo di discussioni come questa è di confrontarle.

Mi pare evidente che per te c’è una differenza significativa, e tanto dovrebbe bastare – quello che devi capire è che questa differenza non è ovvia alla maggior parte delle persone qui, e perciò vorrei parlare, nella pratica, di cosa fai o vuoi fare, al tavolo.

P.S. Chiederei gentilmente a tutti quanti di smettere di premere su questo punto.

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