Associazione tra Fantasy World e Game of Thrones

Continua la discussione da Nuovo dei PbtA, cosa consigliate? :

Sposto qui uno scambio di messaggi avuto tra gli utenti riguardo all’associazione tra Fantasy World e Game of Thrones.

Il primo messaggio, di @Davos, ha avuto un tono davvero troppo aggressivo, ma la discussione è potenzialmente interessante, dunque la riporto. Cerchiamo di continuare in maniera più razionale e pacata.

FW … GOT?

Non so come possa nascere questa idea assurda.

[paragrafo spostato]

Spero di non dire castronerie, ma l’associazione FW → GOT riguarda il fatto che con FW si gioca fantasy drammatico, e GOT è appunto un fantasy drammatico. Poi puoi anche giocarci storie alla GOT, ma FW non è strutturato come un pbta di intrigo fantasy politico (visto che stiamo buttando nel calderone tanti pbta aggiungo che per questo genere di storie c’è un pbta molto tematico chiamato The Sword, The Crown and The Unspeakable Power).

Beh, nasce dalle intenzioni dell’autore stesso.

Per esempio:

Il concetto originale inglese è “dramatic fantasy”, che in italiano si traduce in modo diretto, ma ha una sfumatura di significato diversa. Quello che vuole comunicare è: un fantasy dove le tematiche umane , da sempre al centro di tutta la grande narrativa di genere, dal Trono di Spade a Mistborn , da Il Signore degli Anelli ai Dresden Files , siano al centro del gioco.

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Voglio bene a Fantasy World. Ho dato parecchio feedback e aiutato con parte della traduzione.

Può sembrare semplice dire che Fantasy World vuole farti provare un Fantasy drammatico. Che (dall’intro nel sito):

Quando non sei interessato, qualcosa di incredibilmente epico come salvare un regno ti potrebbe sembrare una faccenda banale e noiosa. Quando invece sei interessato, anche qualcosa di banale come mantenere una promessa fatta a un semplice gruppo di ragazzini di un villaggio può risultare epico e appagante.

Ogni grande opera cinematografica fantasy e fantascientifica che mi viene alla mente, così come la narrativa di riferimento, si eleva e diviene capolavoro quando usa la situazione fantasiosa per parlare dell’uomo, del suo rapporto con l’altro, col diverso, con l’ambiente, con se stesso ecc.
Quindi, ogni grande GdR, ogni campagna pregna di significato e sentimento dovrebbe mirare a questo.

Ma per quel che mi riguarda, il dubbio relativo all’associazione con Game of Thrones viene guardando le meccaniche. Io credo fermamente che un GdR debba contenere delle meccaniche che spingono verso i generi che prende a riferimento.
FW non ha libretti che mi aiutano a gestire una giocata alla Trono di Spade, non ha mosse che mi aiutano replicare le dinamiche del Trono, il sistema dei danni non si sposa col genere, non ha meccaniche per gestire i casati, le influenze, le famiglie: potreste dire che sono cose di contorno, che i protagonisti sono tutto ciò che serve, ma io non lo credo; quegli elementi sono parte integrante del genere: se lo vai a citare, qualcuno potrebbe storcere il naso, non trovando una struttura forte alla quale appoggiarsi.

La stessa idea di “compagnia di avventurieri” cozza enormemente col Trono di Spade; per i fantasy corali e politici come quello, ci vuole un sistema che mi dia la libertà di giocare scene in cui i protagonisti sono a centinaia di leghe di distanza, ognuno impegnato a perseguire uno scopo personale, e (forse/marginalmente) quello di alcuni suoi temporanei alleati.
Nelle regole dedicate ad essa, in FW si legge:

Una campagna a Fantasy World ruota attorno al concetto di Compagnia: un gruppo di Personaggi Protagonisti che agiscono insieme per perseguire un obiettivo comune.
Se un PG della Compagnia dovesse ritrovarsi a inseguire il suo destino o la sua agenda personale, diventerebbe un PNG.

Già solo con questo paragrafo si può bollare FW come inadatto a giocare il Trono di Spade, e altre tipologie di fantasy iconici non vanno comunque d’accordo con essa.
Al massimo la mente può volare alla Compagnia dell’Anello, ad una banda in stile Leverage o A-Team, agli amici di Scooby-Doo o ai Ghostbusters.

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Dipende tantissimo quale aspetto di GoT prendi in considerazione. Calcolando che è un’opera talmente ampia da abbracciare più generi e più dinamiche, se prendi parti del libro come:

  • Il viaggio oltre la barriera di Jon, quando incontra i Bruti e gli Estranei
  • Arya e il Mastino che viaggiano assieme
  • Catelyn, Tyrion e Bron che vanno verso sud
  • Jamie e Brienne in fuga
  • Bran che va alla ricerca del corvo a tre occhi

Sono tutti archi narrativi che puoi giocare tranquillamente con FW, supportati dalle meccaniche.
Anche cose di contorno come la compagnia di Beric Dondarrion e il loro giocare a robin hood funziona molto bene.

Certo, non ci sono gli intrighi di corte. Ma se vai a vedere, quelli sono forse (e sto largo) il 50% della storia che racconta Martin - soprattutto dal secondo libro in poi.

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Sicuramente con questa discussione la curiosità per FW nn può che essere cresciuta…
Il che ovviamente è un bene…
Ad ora mi sorgono 2 domande…

  • quando esce la versione “nuova”… belli i file tradotti gratis ma mi piacerebbe leggere un bel manuale con le pagine cartacee (o almeno un bel pdf impaginato)
  • mi fa strano nn esista un gdr che permetta di giocare avventure nelle terre di martin…:thinking::thinking::thinking:… magari nn è un pbta e siamo off topic, ma adesso la curiosità comincia a farsi strada…

Il manuale di FW è ancora in fase di lavorazione (sicuro @Hasimir ti sa dire di più), ecco un post sulla pagina kickstart che spiega bene la faccenda:

https://www.kickstarter.com/projects/920776380/fantasy-world/posts/3457952

Ma puoi già leggere il primo capitolo:

https://www.kickstarter.com/projects/920776380/fantasy-world/posts/3428219

Se parliamo di pbta…
non è proprio ambientato a Westeros, ma The Sword, The Crown and The Unspeakable Power (che ti ho citato nell’altro thread) ha tutti gli elementi tipici di GoT: i libretti molto tematici per quel genere, la violenza abbastanza realisitca (come FW, ma FW per me lo fa meglio), il sistema delle Fazioni e della Reputazione ecc… Per sintetizzare ci sono i libretti per giocare Varys (La Voce), Cersei o altri regnanti (La Corona), Bran (L’Arcanista) e così via.
Ti lascio il link di un mio vecchio thread con del materiale:

Tutta la serie dei Legacy (tradotto abbiamo solo il post apocalittico Legacy Vita tra le Rovine) ha invece la meccanica dei 2 libretti a giocatore: Famiglia+Individuo. Non li ho mai giocati quindi non vado oltre, ma io avevo comprato la versione digitale di Free from the Yoke, che è la versione fantasy. Di nuovo non è esplicitamente GoT, ma puoi usarlo per quel tipo di storie.

Mi fermo qui perchè è comunque off-topic (bisogna spostare nel thread sui consigli?)

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avrei voluto scrivere quello che Lance ha scritto, ma @AndreaParducci , il mio nuovo superamico, mi ha anticipato scrivendo bene.

Lo quoto, tranne la parte di: le “meccaniche devono spingere l’idea, il tema di gioco”.

Sono in linea di massima d’accordo, tuttavia con la precisazione che meccaniche troppo dirette di solito ingessano e rovinano tutto, sono cattivo design.

Ex: Trono di Spade? Ma è ovvio! Mettiamo i Punti Intrigo!

Può sembrare un esempio bislacco, non lo è, ma ne faccio un altro, che mi viene utile visto che sto preparando un secondo post di commento a #root .

Nell’Ambientazione ci sono delle Casate/Fazioni?

Ma è ovvio! Mettiamo una track di tracciamento dello stato dei rapporti con le singole Casate! Così rappresentiamo e simuliamo al meglio la situazione politico/drammatica e la reazione della Casata nel momento in cui la track raggiunge un certo limite!

Lo trovo rozzo, troppo diretto e castrante. Lo trovo cattivo design. Crea in gioco, durante il flusso di gioco più problemi di quelli che apparentemente risolve. Ci sono eccezioni ovviamente, come quando alle singole track ed al loro stato associ meccaniche specifiche e personalizzate per le singole fazioni.

Detto questo, ci sono Libretti del tutto iper fantasy in FW che con il Trono di Spade non c’entrano nulla ed anzi remano contro.

Per accostare un sistema ad un’ambientazione, in generale, non ci si può limitare a dire "fa dramma personale quindi è adatto.

Dramma personale lo hai quasi in qualunque fiction televisiva ormai, di qualunque genere. È troppo poco.

Anche il fatto che la compagnia abbia una propria identità separata dalle eventuali fazioni ed anzi caratterizzata in modo narrativamente forte (i pathfinder?) non aiuta.

Mica è un problema di FW. È solo che con AGOT non si incastra subito e benissimo.

Certo, se si isola il dramma personale di 1 PG, tipo Jon Snow alla Barriera e si pretende che questo sia il Trono di Spade, allora si può usare quasi ogni sistema e fingere che il sistema adottato sia adatto a ricreare AGOT.

Personalmente ritengo che il principale problema di FW nel ricreare il Trono, stia proprio nel fatto che FW mette nel mirino e al centro del gioco il singolo pg.

Se vogliamo fare filosofia, e naturalmente vogliamo fare filosofia, siamo qui per questo, FW è un gioco clamorosamente liberista*, che esprime in modo acutissimo l’anima individualista e liberale dell’Occidente al tramonto.

Il singolo è da solo il suo mondo, il protagonista totale con un dramma personale che diventa più importante del dramma del mondo intero.

Il Mondo dipende dal singolo e dalla percezione che quest’ultimo ha del mondo e non viceversa.

Nel Trono, a mio avviso, l’unico tema morale interessante è invece proprio la forza del potere del Mondo e della Storia che sovrastano e schiacciano il singolo individuo, condannato ad essere un ingranaggio della ruota del dolore del mondo.

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Sì… se parli del primo libro.
No… se stai parlando di tutta l’opera (ad oggi per altro incompiuta).

Nel primo libro è esattamente come dici: il mondo procede come uno schiacciasassi e i personaggi singoli sono in balia degli eventi e cercando di barcamenarsi in qualche modo.
Dal secondo libro in poi, però, cambia drasticamente la narrativa di Martin, e il singolo diventa protagonista della sua storia personale (che a volte si incrocia con quella degli altri, a volte no).

Non è un caso che Martin scriva a POV: proprio per sottolineare quanto il personaggio singolo sia importante, con i suoi pensieri e le sue azioni.

Ma poi, questi intrighi di corte… parliamone: a parte Varis e vagamente Ditocorto… non esistono intrighi di corte eh.
Esistono persone che vivono a corte e che fanno cose (anche abbastanza prevedibili, in maniera coerente con il loro personaggio) e che Martin scrive a puzzle per fare sembrare che ci siano chissà quali intrighi e piani segreti.
Neppure la fine del primo libro - la fine shock del primo libro intendo - è figlia di un intrigo di corte, ma banalmente di un capriccio.

GoT viene considerata la storia degli intrighi di corte perché l’evento scatenante del primo libro lo è: la morte della Hand of King, per cause misteriose… un assassino che si intrufola nella stanza di Bran, il Re ucciso durante una caccia al cinghiale, un mistero da risolvere per Ned Stark ad Approdo del re, ecc.
Ma finito il primo libro, tutta sta roba dov’è? Ci sono altri 4 libri più corposi del primo che raccontano di singoli e dei loro drammi.
E le azioni dei singoli personaggi modificano la storia del mondo; non viceversa.

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È affascinante di questa discussione vedere come persone diverse vedano nello stesso oggetto (opera letteraria, oppure gioco di ruolo) cose radicalmente diverse.

Non è la prima volta che lo vedo capitare. Penso che sia inevitabile e che alla fine non ci sia niente di male.

È la ragione per cui, quando qualcuno mi chiede: “Come posso usare X per giocare Y?” (dove X è un GdR - trattandosi di me, in genere me lo chiedono per una delle varie forme di D&D e derivati - e Y è un libro, un film, una serie, un fumetto), la mia risposta standard è: “Dipende da cosa intendi con Y”.

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@Matteo_Sciutteri di sicuro non è il topic giusto per parlarne, ma come osservato da @Bille_Boo abbiamo una visione molto diversa addirittura degli stessi libri :grinning:
Ridurre tutto alla parola “intrighi” è un po’ poco, ma di quel genere io ne ho viste poche, di saghe letterarie moderne. E non è solo il discorso degli intrighi, qui parliamo di decine di personaggi tutti principali, della loro evoluzione e del loro giocare attivamente al gioco del trono, o esserne coinvolti loro malgrado. Le famiglie sono enormemente importanti, quasi tutto è fatto per la famiglia, o ne è dipendente. Le battaglie sono importanti. La strategia aperta (non solo quella d’intrigo) è importante.
Olenna Tyrell, tutta la dinastia di Dorne, le mosse militari dei Greyjoy, la riconquista del Lord oltre la Barriera, l’uso smodato del conio dei Lannister, il modo in cui i Maestri influenzano l’intero continente… c’è uno stile a mio parere molto marcato in tutti i libri (a parte le poche parti di esplorazione più “fantasy tradizionale”, relegate solo a Bran e Daenerys, così a far mente locale rapidamente).

Mi ripeterei, quindi non insisto, ma di sicuro FW non è il primo gioco che mi viene in mente quando penso a GoT.
Certo, se prendi solo una fettina, un piccolo episodio estremamente contestualizzato, del tipo:

Vediamo come - e se - questa ragazzina, il suo cavaliere, e un altro tizio arrivano da questo castello a quell'altro, e se la ragazzina riuscirà ad uccidere la Regina

E ci costruisci una breve campagna, lo puoi fare con ogni manuale di GdR in circolazione. Ma anche se dai motivazioni intense ai protagonisti, e giochi un po’ crudo, non stai giocando il Trono di Spade.

Andrò più in fondo: proprio a seconda del manuale che scegli, otterrai una campagna diversa:

  • Con un D&D 3.5 avrai l’enfasi sui combattimenti in mappe limitate
  • Con un The Perilous Wilds avrai l’enfasi sul viaggio che compiono, sui luoghi che scoprono / incontrano durante il viaggio
  • Con un OSR, probabilmente non ci arriveranno nemmeno, dalla Regina, perché se non stanno incredibilmente attenti un brigante li scuoierà al primo incontro casuale…

E nessuna di quelle giocate potrebbe far pensare a chi le gioca di com’è la serie dei libri (se non l’ha già letta, ovviamente).

Se ti creo un sistema in cui:

  • i personaggi non hanno nemmeno un sistema di Punti Ferita, o di conseguenze standard, ma hanno solo un valore di Influenza, e ti do due o tre modi per aumentarla o per perderla (vincere/perdere una battaglia per la tua famiglia, guadagnare/perdere potere politico o religioso, eliminare un tuo rivale dalla scena/venire allontanato, deriso, ecc.)
  • la tua vita attiva nella campagna si conclude solo quando arrivi ad Influenza -3 (a quel punto conti così poco che anche un brigante ti ammazzerà per strada, o riusciranno ad incarcerarti a vita con un pretesto abbastanza buono, o verrai tradito da un tuo stesso alleato, scegli tu a seconda di com’è andata in fiction)

Ecco, alla fine di questa giocata i giocatori al tavolo potrebbero avere un’idea sicuramente migliore della serie dei libri. Ci scommetto la mano della spada.

E questo risponde anche a @Davos , visto che lui crede poco nelle meccaniche che restituiscono uno stile di fiction :wink: Ma qui non vogliamo convincerci, semplicemente cercare di esporre al meglio il proprio punto di vista.

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Ti ricordi vero che il TITOLO dell’intera saga è “il Gioco del Trono” ???

Basterebbe tenere a mente questo per capire che ciò che scrivi semplicemente non può essere vero.

Ogni evento scatenante il dramma personale di ciascuno dei protagonisti o quasi deriva direttamente ed in modo permanente e continuato dal gioco di potere delle Casate, e delle singole persone, per il trono o per potersi avvicinare al trono o per … liberarsi da esso!

Dany, Tyrion, lo stesso Jon, Jaime, Cersei, Eddard, Margaery, Theon Greijoy, tutti gli Stark (le Nozze Rosse cosa sarebbero se non un Intrigo??), Varys e Ditocorto (il mio personaggio forse preferito), anche Davos (il mio omonimo…) etc etc etc…(anche moltissimi dei personaggi minori)

Lo stesso Robert Baratheon, un bestione giovane, bello, gioioso e pieno di vigore e di vita in giovinezza, un possente guerriero, lo vediamo letteralmente distrutto, logorato e masticato dal Potere, dal Trono, semplicemente perchè … ha vinto ed è diventato Re!

Lo vediamo subito, all’inizio della saga, non per niente.
È il manifesto, come spesso succede nella narrativa onestamente di minor pregio, dell’intero tema che l’opera svolgerà.

"Il Potere corrompe e il Potere Assoluto corrompe in modo assoluto".

Solo che qui la massima di Lord Acton è intesa ancor più letteralmente: non solo nel senso che per il Potere la gente fa cose terribili e si degrada moralmente e/o che una volta preso il Potere lo esercita con violenza terribile e disumana contro i suoi simili o i suoi stessi figli e fratelli, ma anche nel senso che chi viene esposto o resta al Potere ne viene roso, rovinato, in ultima analisi distrutto, in barba alla nota ironia di Andreotti “il Potere logora chi non ce l’ha”.
(suggerisco la lettura, uguale e contraria nel pensiero, di “il Potere dei senza Potere” di Vaclav Havel)

Altro che se il Potere logora nel Trono di Spade!

Tanto che uccide continuamente in un’orgia di sangue, il giusto e l’ingiusto.
E’ anche democratico ed egualitario…
Ed infatti, coerentemente, mentre tutti giocano il gioco del Trono e si ammazzano ed infliggono (spesso autoinfliggono) sofferenza, la saga ci fa vedere quale è il Vero Potere: gli Estranei, che portano la Morte di tutto.

Perchè se il Potere logora tanto da uccidere allora il segno del vero Potere è la Morte. Dunque chi ha il vero potere sono gli Estranei. A meno che Azor Ahi e la sua leggenda non si dimostrino alla fine veri.

La massima di Lord Acton, fino a quando Martin non deciderà di portare in fondo le premesse del racconto di Azor Ahi, è l’unico messaggio che valga qualcosa del Trono e ne costituisce la spinta narrativa per tutta la saga, la cosa che torna e ritorna, tormenta, uccide e riuccide: una miniera di personaggi, famiglie, rapporti personali, cose e istituzioni, speranze e ideali, tutti orientati e segnati dal gioco di potere.

I singoli individui sono inseriti, percepiti e giudicati , come effettivamente era nel mondo medioevale storico, in organizzazioni, sodalizi, alleanze, istituzioni, famiglie più grandi e più importanti di loro, che li precedono nel tempo e permarranno dopo di loro, di cui pagano o riscattano il passato, di cui ipotecano, impegnano, consolidano, preparano o migliorano il futuro.

Uno dei pregi di Martin come scrittore (ne ha pochi…) è essere riuscito a rappresentare drammi e caratteri personali delle singole vittime del gioco del trono , inserendo i loro pensieri e le loro piccole storie nella Storia , ma si tratta esattamente di un modo, uno strumento, per affermare in modo più pesante e forte il vero protagonista di tutto: il Potere del Mondo, che è la Morte, e l’impotenza del singolo individuo nel liberarsi dal meccanismo della ruota del destino e degli eventi più grandi di lui.

Anche nei libri successivi al primo.

Intrigo infatti non significa congiura o piano complesso e doloso. Sarebbe una concezione di “intrigo” abbastanza riduttiva e psicologista.
Significa invece, più propriamente, lotta per il Potere.
Intrigo è allora anche una rude ed evidente occupazione militare di un luogo da parte di Tywin Lannister o altri.

I singoli vivono continuamente la lacerazione fra libertà/desiderio individuale e dovere/obbligo che la propria collocazione sulla scacchiera del gioco del trono impone loro, con le buone o con le cattive.

E quando agiscono, fosse anche per cercare di affermare la propria libera individualità, finiscono inevitabilmente per alimentare con la loro lotta personale il meccanismo di dolore del mondo che punta al Trono e al Potere.
O ne vengono semplicemente annichiliti.

Ci sono delle eccezioni, e sono le parti meno credibili e peggio riuscite di tutta la saga.

Arya dopo che fugge dal continente diventa credibile quanto i fumetti americani dei supereroi e francamente insopportabile (eppure si ha l’impressione che anche nell’altro continente si stia solo “skillando” per tornare e vendicare la sua Famiglia, ripete continuamente la sua lista di morte e pare non aver proprio capito la setta di assassini sacri a cui dovrebbe appartenere e la loro filosofia)
.
Brienne spreca un intero libro a girare a vuoto in territori dove sai perfettamente che non troverà ciò che sta cercando ed ancora una volta tutto ciò che ti rimane (e che forse Martin vuole trasmettere, al di là di un mero intento speculativo riempipagina) è la rappresentazione delle devastazioni morali e materiali della guerra del Trono.
In ogni caso Brienne stessa è a zonzo per un Giuramento con il quale deve riscattare la sua posizione in seno alla Società del Trono, in base alla propria “innaturale e dolorosa” collocazione sociale nel cavalierato, dettata da una scelta di Famiglia e dalle aspettative sbagliate degli altri su di lei come “damigella brutta”.

Negli ultimi libri il passato continua a vomitare nuovi personaggi e comparse che, mai prima accennati o sospettati, avanzano improvvisamente le loro pretese e rivendicazioni dolorose su tutto o su una parte del Potere. Portando semplicemente nuova morte e nuovo dolore in una ciclica e quasi infinita coazione a ripetere la merda già accaduta fra gli uomini fino a quel momento nelle precedenti 10000000000000000000 di pagine .

Poi, chiaro, se si hanno interpretazioni così diverse della materia di partenza, allora anche dell’utilizzo di FW si avranno opinioni divergenti.

Rimane almeno il fatto incontestabile che Tyrion e Brienne, Jon e Eddard quando sono in scena sono del tutto “soli contro il Gioco del Trono” e non sono affatto in una “compagnia di FW”.
I loro sono monologhi di storie assolutamente individuali , non scene di una compagnia con un fine ed un arco narrativo coordinato.

E le azioni dei singoli personaggi modificano la storia del mondo; non viceversa.

Ah si?
Cioè, capovolto: la storia del mondo non modifica le azioni dei singoli personaggi?!

Davvero puoi dire una roba del genere? Abbiamo letto gli stessi libri?

Prendi 1 personaggio qualunque e ti dimostro come nei romanzi la storia del “mondo” modifica, anzi spesso condiziona fino quasi alla costrizione, le sue scelte/azioni in modo concreto, voluto e quasi gridato dall’autore.

È normale che, di ritorno e in risposta, le scelte/azioni dei protagonisti influiscano sulla storia del mondo e la inneschino in qualche modo, non sarebbe un romanzo ma un saggio di geopolitica.

Tuttavia si tratta, come dire, di muovimento di pezzi su una scacchiera secondo le regole del gioco e non è bello per i pezzi.

In ogni caso non ho molto altro da dire e limiterò a questo contributo il mio intervento.
A meno che qualcuno non incominci a mettere nello stesso calderone Il Trono di Spade ed il Signore degli Anelli.

Non fatelo.

Ci credo. Ma meccaniche troppo dirette e mirate sul “punto tematico dell’ambientazione” non credo siano buone. Hai ragione cmq, non è il post adatto e il discorso è difficile e lungo. Forse saremmo d’accordo alla fin fine.

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Beh, a me pare che sia più del 50% della saga, non una fettina, a seguire le storie di singoli, che poi impattano sulla storia del mondo.

In GoT ci sono ferite e punti ferita. C’è pure la resurrezione. C’è un personaggio che perde una mano (tipo tag permanente) e che ottiene dei malus al tiro per colpire che manco in D&D :smiley: . Ed è uno dei personaggi principali.

Ma il punto è:

No, assolutamente. Quello che voi vedete nella saga, lo vedo anche io. Ma vedo anche tanto altro.
Infatti dicevo:

In GoT c’è di tutto (anche perché Martin è super paraculo in questo e cerca di sfruttare ogni tema e storia possibile, per creare un’esperienza varia che faccia sembrare il mondo davvero vivo: sa fare il suo mestiere molto bene!) - c’è quello che dici tu, c’è anche quello che dico io (e che ricrei in maniera molto precisa con FW).
E questi due tipi di contenuti sono molto ben bilanciati in tutta la saga. Il primo libro è meno bilanciato, in realtà, ma è anche il più diverso dal resto dell’opera (ed è abbastanza chiaro che a parte il plot twist più citofonato della storia, Martin non avesse ancora chiaro che genere di libro stava scrivendo al termine della prima opera). Negli altri libri, se fai l’esercizio di prendere le storie e dividerle nelle due categorie elencate da @Davos , vedrai che sono davvero 50-50, sia come quantità che come dettaglio e importanza.

No: è The song of Ice and Fire.
Il Gioco del Trono è il titolo - appunto - del primo libro E della serie tv.
Ice che è Jon, Fire che è Daenerys.

Inizio ad avere lo stesso dubbio, visto che io non sto negando quello che dici - sto solo dicendo che è parte della saga (e sorvolo sul fatto che neppure sai il nome della saga stessa, ma vabbé, ti si perdona).
Ci sono personaggi che modificano la storia esterna, e ci sono eventi della storia esterna che modificano i personaggi.

Ci sono archi basati su gruppi / intrighi / strategie, e ci sono archi molto intimisti e focalizzati su un solo personaggio e sulla strada che sta facendo.

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Non mi azzardo a entrare nella discussione sull’interpretazione di GoT :stuck_out_tongue_closed_eyes:

Il resto mi pare invece un’interessante discussione che mi conferma quanto la riscrittura che ho fatto del testo sia stata importante (e spero efficace) :grin:

La versione attualmente online accenna appena un micro-riferimento a GoT, usandolo come banale termine di paragone pop per offrire un esempio pratico di Fantasy Romanzesco, senza però davvero spiegare tale collegamento. Capisco possa sollevare dubbi…

L’intervista citata da @Matteo_Sciutteri già spiega molto meglio il senso del “pensare a GoT” come un riferimento fra altri diversissimi riferimenti. Un senso molto ben riassunto da Andrea:
[enfasi mia]

Ecco. Fine. GoT è banalmente un riferimento pop a questo tipo di narrativa, assieme a Mistborn e LotR e Dresden e Harry Potter … una prospettiva che li accomuna, e rende diversi dalle “storie alla D&D” che invece (opinione mia) funzionano al contrario, usando tematiche umane appena accennate come scusa per il vero focus della trama: l’azione.
Lo dico senza alcun giudizio di merito.
È un tipo di narrativa valido.
Ma è diverso da quanto si prefigge FW.
Gli esempi servono ad evidenziare questo.

Il nuovo testo cerca di comunicare meglio tutto ciò eliminando l’iniziale e prematuro riferimento a GoT… per riproporlo assieme ad altri quando gli dedica un’intera sezione. Qui viene anzi usato l’esempio di LotR proprio come adattamento che avrebbe profonde e significative differenze rispetto all’opera originale, nonostante le varie altre similitudini. E dove il punto quindi è quello di chiedersi se tale prospettiva, la prospettiva di FW che reinterpreta LotR, sia quello che cercate o no, sia un’esplorazione nuova e interessante o no.

Vale la pena di leggere il primo capitolo, già linkato da @Viandante :slight_smile:

[NB: testo pre-editing e impaginazione non-finale, ci sono typo e limature da correggere, ma il contenuto è finale :slight_smile: ]
[EDIT : nella preview del post vedo i link come pagine visibili, come immagini… ma nel post finito no :frowning: Comunque erano la schermata di pagina 19 e 20, cioè il paragrafo intitolato “I Generi del Fantasy” ]


Spero che il testo renda quindi chiaro che da nessuna parte il manuale propone di usare FW per giocare GoT… nel senso di offrire una fedele simulazione di quello specifico testo, di rievocazione di quei beat narrativi, quei personaggi, quegli eventi, etc.

Sostiene invece che è facile usare GoT (o altro) come riferimento per giocare FW in quell’ambientazione. Perchè sia FW che GoT condividono una filosofia narrativa di fondo, che per esempio è assente o addirittura aliena a D&D, che (giustamente) pone l’accento su elementi e valori diversi.

Poi si, avete strumenti per ricreare alcuni particolari scenari molto molto simili all’originale.
Pensando a GoT…

  • Una compagnia di Mouse Guards potrebbe giocare il consiglio di Lannisport, uniti nell’obiettivo comune di gestire città e regno, ma ciascuno con i propri problemi e interessi.
  • Le meccaniche di gioco in generale SUPPORTANO (anche se non incentivano) azioni PGvPG. E proprio la natura degli intrighi a corte rende possibile agire gli uni contro gli altri senza ufficialmente “rompere la compagnia” … salvo casi di ovvia incompetenza in cui ci si espone troppo e si viene banditi ufficialmente dal consiglio cittadino.
  • Le casate? Sono Kin/Appartenenze. Quindi un elemento che premia i Giocatori se viene portato in gioco e sviluppato. Roba importante.
  • Le nazionalità? Sono Blood/Sangue. Idem come sopra. E sia Blood che Kin sono Etichette che offrono posizionamento narrativo. Dire al momento giusto “Sono un Lannister, e i Lannister pagano i propri debiti” ha assolutamente impatto sia narrativo che meccanico :stuck_out_tongue:
  • O si potrebbe giocare la compagnia errante di Dondarrion. O la Compagnia Dorata. O una tribù di Dothraki. O un equipaggio pirata Greyjoy (o non Greyjoy).
  • O si potrebbe giocare i membri di un singolo casato. O un villaggio di Wildlings oltre il Muro. O di Corvi sul Muro.

Il punto è che tutto questo si può fare facilmente, a fatica zero, out of the box. E automaticamente porterà a vivere eventi che seguono inerentemente una filosofia di fondo molto assonante agli originali romanzi e serie.
Posto che… comunque… stai giocando FW in salsa Westeros, e non una simulazione di GoT via un sistema dedicato tipo SCUP.

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(se mi passi le immagini o i link funzionanti anche via MP, provo a sistemare il post).

Eccola qua la definizione che cercavo ma nn riuscivo a dare…
Giocare un’avventura in salsa Westeros ma senza x forza scopiazzare GOT…

Mi viene in mente un’ambientazione buildata in sessione 0 dove si vivono avventure con personaggi di diverse casate - scopi… magari si potrebbe fare più mini campagne da 5/6 sessioni l’una che hanno in sfondo gli stessi macro eventi ma giocate da diversi punti di vista…
Che ne so, l’incoronazione del nuovo re e le vicende che succedono nel frattempo che per forza vengono in qualche modo influenzate dal cambio di regnante…

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Torno un po’ indietro giusto per rispondere a Lollo:

Ti ha già risposto Viandante. The Sword, The Crown, and The Unspeakable Power, per quanto non perfetto, rende abbastanza bene. Hanno avuto la stessa folgorazione che ho avuto io mentre giocavo ad Apocalypse World la prima volta: molti elementi dei libretti originali mi hanno richiamato subito alla mente GoT; l’HardHolder era perfetto come Nobile, il Chopper era il comandante di un esercito ecc. Inoltre, quei libretti così asimmetrici fra loro urlavano di essere portati in gioco, per vedere cosa sarebbe successo, come le loro particolarità si sarebbero scontrate col mondo, e fra di loro.

Il difetto si SCUP forse è essersi distaccato troppo poco da AW, lo puoi vedere quasi come un clone, un semplice reskin con qualche meccanica aggiuntiva. Ma certo ha gioco facile in quel frangente.

Legacy – Vita tra le Rovine , anche se nasce come post-post apocalittico, ha tanti pregi. In particolare, hai la scheda delle Famiglie, e i personaggi che appartengono ad esse sono solo una parte del tutto: le Famiglie hanno sicuramente un peso maggiore. Giocandolo potrebbe far risuonare molti campanelli. Inoltre premia le avventure ad ampio respiro. Hai abilità che puoi usare ogni tot mesi (a ricordo), quindi tutta la storia avrà un pacing diverso, perfetto per giocare momenti chiave, e poi saltare ad altri avvenimenti, in altri luoghi, con altri personaggi. E poi intrecciare, ritornare ecc. Da non escludere il passaggio di ere, generazioni, e quindi giocare le genealogie, i figli bastardi e non degli eroi precedenti, costretti a vivere nell’ombra di chi li ha preceduti, o soffocati dal proprio vessillo, o pronti per ritagliarsi un destino diverso.

Mi ripeterò, ma per me avere qualcosa di meccanico che mi spinge a giocare in un certo modo è davvero importante e utile. Perché non devi essere un esperto di quel tipo di narrativa, oppure aver letto tutta la saga dei libri, per ritrovarti a giocare in modo davvero diverso da come giocheresti l’ennesima campagna di D&D 3.5, o di Fate vanilla, o di BESM.

E poi naturalmente c’erano i giochi ufficiali, molto più “tradizionali” come sistemi:

Il vecchio A Game of Thrones della defunta Guardians of Order, con le meccaniche del TriStat. Di questo ho un ricordo particolare, ovvero hanno usato le artwork di Amok (Roman Papsuev), autore che ho seguito per anni mentre disegnava uno per uno tutti i personaggi della saga, come sfrenato omaggio, creando una gallery omogenea e vicina alle descrizioni dei libri. Qui una gallery ritrovata oggi ripescando il suo nome dalla polvere (mamma come volano gli anni…): Grande Amok!

E poi c’è stato A Song of Ice and Fire Roleplaying della Green Ronin. Anche qui è passato parecchio tempo, forse era un derivato dell’AGE system (o un precursore!?).

1 apprezzamento

the sword, the crown, and the unspeakable power c’è in italiano?

Non che io sappia