Di cosa parliamo quando parliamo di divertimento?

Si si, lo avevo ben capito e ti ringrazio di aver condiviso l’approfondimento qui.

Non vorrei essere stato frainteso o essere passato male: io le analisi che hai riportato le apprezzo molto e le trovo per tanti aspetti corrette.

Come ho già detto sopra trovo anche che possano essere utili per inventare e inquadrare tecniche che tendano a soddisfare un gusto piuttosto che un altro.

È proprio il punto di partenza che secondo me abbiamo diverso.

Per te il gdr è prima di tutto un gioco.

Per me, per quanto assurdo possa sembrare, no.

È un medium narrativo, espressivo, che usa il linguaggio.

@Rugerfred, pure, sembra dirlo nel suo talk riportato da @Digio , ma non voglio interpretarlo male o fargli dire cose.

Posso scrivere poesia o dipingere per 1000 motivi. Fare cinema per 2000 motivi.
Tutti motivi che puoi anche ricondurre al fun se vuoi, benché io abbia l’impressione che è un pò una definizione che soffre di una dilatazione progressiva infinita e che ad un certo punto perde capacità definitoria reale e dunque utilità pratica.

Ma rimane il fatto che si tratta di attività artistica a tutti gli effetti, non di mero gioco.

Un indizio che non di mero gioco si tratta lo dovrebbe dare già il fatto che il mezzo espressivo è Il linguaggio, il LOGOS.

Con il linguaggio si crea. Il linguaggio non è mai inerte. Il linguaggio rende reale ciò che “chiama”, in un modo se vuoi secondario, ma un modo pur sempre relativo a percezione e significato, quindi un modo analogico al vero.

Quando parli di fun per me stai parlando ancora del vestito. E giustamente a ognuno piace il suo, ognuno ha i suoi gusti e ci possono essere 1000 vestiti e studiamoli pure per abbellire e rendere più gradevole il corpo vestito.

A me interessa però di più il corpo.

Che è l’immaginato attraverso il linguaggio.
Se con il linguaggio posso creare attraverso questa forma artistico-espressiva un immaginato, allora le prime regole che si dovrebbero indagare e comprendere sono quelle che consentono di dare forma e stabilire, cioè rendere stabile, solido ciò che viene immaginato insieme per effetto di ciò che diciamo al tavolo.

Ma se è così, allora il primo motivo che toglie fun è l’incoerenza, in tutte le sue varianti, perché toglie la sostanza del gdr.
Non mi “diverto” se chi suona con me in jammin session stona. Se chi dipinge con me sbava e mischia i colori incoerentemente sul comune disegno.
Non mi “diverto” se all’improvviso arrivano i ninja, o se dopo un fallimento il master concede il successo con costo (magari slegato dal tema del tiro fallito) e la regola scritta che lo consente la trovo una regola stupida e cattiva, come una steccata o un graffio sulla lavagna mentre suoniamo.
Non mi “diverto” se a prescindere dai rimbalzi dei tiri e delle scelte di tutti, qualcuno (anche giocatore, non necessariamente un master) fa comunque accadere le stesse cose che aveva in mente o che gli sono saltate in mente perché gli piacciono.

Per questo per me un’immagine vale una regola scritta su un manuale.

Sul resto troviamo pure mille vestiti.
Ma quando alcune regole o alcuni modi di giocare (railroad, continuità intuitiva, illusionismo, Sandbox, Ruling not rules, Autorità narrative a macedonia, prenarrazione e negoziazione) sradicano la realtà di quanto viene subcreato al tavolo con il linguaggio, allora non è possibile alcun compromesso.

Chi sta sostenendo quelle regole/modi di giocare non ha capito cosa sta davvero facendo, non ha capito che sta suonando musica, a prescindere da quanto si sta divertendo, la qual cosa interessa lui e meno me.

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