Il regolamento di un gioco basta a giocarlo correttamente?

Ho cominciato, come molti, da D&D. Dopo aver giocato a varie edizioni per due anni, ad agosto 2019 ho cominciato a provare altri sistemi. Capirli, perlomeno nella mia esperienza personale, non è stato facile, e non credo di essere l’unico ad aver vissuto questa esperienza, giudicando dalla quantità di guide e discussioni che si trovano in rete.
Prendendo per esempio Dungeon World, io ho

  • Letto il manuale
  • Letto la guida a Dungeon World
  • Giocato a Dungeon World
  • Letto “un drago con 16 PF”
  • Guardato su Youtube alcuni actual play con l’autore del gioco

In tutto questo sono riuscito a non capire un aspetto fondamentale del gioco come il “metodo della cipolla” che @ranocchio descrive qua:

Guide, consigli, actual play.
È possibile per un neofita prendere in mano un manuale e giocare correttamente ad un gioco di ruolo? Io ne dubito, specialmente se il regolamento in questione è un indie.
Magari lo gioca sbagliando, ma si diverte comunque. Non penso veramente che ci sia nulla di male.
Mi dispiacerebbe però di averci azzeccato quando dico che il manuale non basta per un neofita. Anzi, spero che mi smentiate in questo thread.

Credo dipenda molto dal regolamento e dalla complessità del gioco. Molti associano - erroneamente - i PbtA a giochi “semplici”. In realtà, il concetto di fictional positioning è uno dei concetti più complessi da imparare e, spesso, è anche mal spiegato (o non spiegato del tutto) nel regolamento.

Però ci sono altri giochi che fanno, invece, egregiamente il loro lavoro. Prendi [Lady Blackbird] per esempio: il regolamento (molto leggero) ti dice tutto quello di cui hai bisogno per giocare.
Un altro gioco da prendere e giocare così come è scritto è Never tell me the odds

Anzi, ti dirò, probabilmente chi li gioca dopo aver giocato altri giochi, li giocherà in una maniera diversa da quella in cui sono scritti, perché importerà da altri giochi certi meccanismi (che, però, non sono presenti nel regolamento e cambieranno l’esperienza di gioco).

E credo che sia questo il punto: un gioco di ruolo può (e dovrebbe) essere giocato per come è scritto (se scritto bene, ovviamente). Solo che molti si portano dietro, da un gioco all’altro, procedure e esperienze. E poi pensano erroneamente che quel modo di giocare (che deriva da un loro bagaglio culturale soggettivo) sia quello per il quale è pensato il gioco stesso.

Mi sembra che questa risposta sia evidentemente la più azzeccata. In Blades in the Dark è scritto a pagina 5:

Un gioco come Fiasco è davvero difficile sbagliarlo; io ricordo di averlo letto in 15 minuti, spiegato in 5, e giocato immediatamente.

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È possibile per un neofita prendere in mano un manuale e giocare correttamente ad un gioco di ruolo?

È possibile per un neofita prende in mano un manuale e giocare correttamente a calcio?
a scacchi?
A briscola a chiamata?
È possibile per un neofita prendere un manuale e diventare subito bravo a recitare? A suonare una chitarra? A fare le capriole?

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Correttamente però è diverso da giocare in maniera eccellente.
Se leggi il manuale del monopoly, poi ci sai giocare senza problemi - non sei a livello dei campioni del mondo, ma lo giochi correttamente.
Lo stesso per la briscola, il calcio, gli scacchi.

Qui non si sta parlando di giocare in maniera professionale o eccellere nel gioco. Si sta parlando di giocare come è previsto da chi ha scritto il gioco: in maniera corretta.

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si, rispondevo in quel merito: credi che tutti quelli che giocano monopoli lo giochino correttamente? un paio d’anni fa è saltato fuori che quando uno finisce su una casella e non compra la proprietà questa va all’asta, e migliaia di persone (io compreso) che lo giocavano sono cadute dal pero. nel calcio, che tutti gli italiani guardano da quando sono piccoli, si sprecano i dubbi e le confusioni sul come vengono valutati falli e infrazioni più volte a partita per ogni partita.

ma coi gdr no, coi gdr devi essere in grado di riuscirci al primo colpo senza errori.

e parliamo comunque di una attività complesse e sfumata come poche, visto che si svolge all’interno di una conversazione creativa.

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Mi aveva ingannato la frase sulla recitazione :slight_smile:

aggiungo un esempio su come sia necessario spiegare regole di dnd che a me paiono semplicissime:

@Matteo_Sciutteri, @adam, è vero che alcuni giochi sono adatti ad essere letti e giocati, mentre altri richiedono più impegno per essere compresi. Però, parlando di questa seconda categoria di giochi, mi sembra che ci sia una premessa necessaria su cui si instaura il rapporto tra autore e lettore.
“Dato che non è facile giocare correttamente questo gioco, provateci al meglio delle tue possibilità, magari cercando aiuto nella comunità degli altri giocatori: vi divertirete lo stesso, anche se sbaglierete qualcosa”
Invece una premessa come
“Se non seguite tutte le regole di questo manuale non potete dire di aver giocato al mio gioco”
mi sembra che non sia vera per questi tipi di gioco.

Non è questo il punto.
Puoi fare errori o no con qualsiasi gioco, compresi i GdR.
Il punto è: riesci a giocarlo con solo il manuale?

Per me non è possibile con Dungeon World.
Va letta la guida e va letto pure l’articolo Un drago con 16 PF. Il manuale da solo non basta.

Non mi sento di generalizzare il discorso a tutti i GdR, ma tendenzialmente la penso come l’OP.

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Credo che @adam abbia risposto correttamente (e in anticipo) al tuo punto.

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Non mi tirate in ballo su dungeon world che divento acido.

Onestamente, nessun gioco mi ha mai richiesto impegno come D&D 3.5 tra il 2003 e il 2006 per farlo girare. Tra studiare i manuali, le house rules, le continue esigenze del tavolo, le errata e i chiarimenti da trovare online… È come se avessi preso una laurea in d20 system. Tutto quel che è venuto dopo sono bazzecole, davvero.

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Non ti ho tirato in ballo su DW, rispondevo ad @Alek che parlava in generale, mi pare :slight_smile:

Uh, no, riportavo solo la mia esperienza su DW.

Infatti io commentavo @Alek non @Ale_K :slight_smile:

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Sì, sono d’accordo con @adam infatti.

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