[Cani nella vigna] Perché D. Vincent Baker non lo vende più?

Visto che in passato se ne è parlato, riporto qui la risposta dello stesso D. Vincent Baker per dovere di cronaca:

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Riesco a capire le motivazioni, anche se continuo a non essere d’accordo con la conclusione che sia necessario rimuovere il gioco dalla circolazione, come ho già espresso nel thread che hai citato. Penso che avrebbe potuto rilasciare il testo in maniera libera, ad esempio.

Mi compiaccio della recente notizia / rumor che stia lavorando a un gioco basato su DitV con un’ambientazione diversa.

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Sarebbe stato ottimo!

Comunque esiste una versione “generica” pubblicata lo scorso anno da un fan dell’originale con la benedizione di Baker (Dogs - KN Obaugh | DriveThruRPG.com). Non so quanto sia fedele all’originale, però.

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Ne ho una copia, a livello puramente “meccanico” è identico, ma senza le spiegazioni di Baker il gioco perde. E poi, non è rilasciato sotto licenza libera …

Dato che Baker ha dato la benedizione, sarebbe un servizio alla comunità scrivere una versione libera di queste regole. Qualcuno dovrebbe farlo.

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Credo che sia un fattore puramente personale: se Baker si sente davvero a disagio all’idea di continuare a tramandare quella storia dalla sua famiglia, penso che faccia bene a non pubblicare il gioco.

Prova a metterti nei suoi panni: scrivi un GdR su una storia di famiglia, poi anni dopo scopri che non solo la storia era falsa, ma che copre anche il fatto che tuo nonno faceva la spia per i nazisti. Vorresti davvero continuare a veder circolare quella storia?

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Con questa premessa non bisognerebbe più parlare e aver a che fare con alcun tedesco.

E dai tempi dei Goti più o meno, visto le atrocità che perpetrarono.

È una visione stupida, dogmatica e presuntuosa della Storia.

Il problema non è il tema del gioco, è il realizzare che il tema del tuo gioco è una menzogna che ti hanno raccontato per coprire una realtà ben peggiore. E decidere che no, tu a continuare a portare avanti quella menzogna non ci stai.

Uno può anche decidere di continuare a pubblicare il gioco con un disclaimer iniziale, ma è una scelta personale che riguarda la storia della propria famiglia. Ognuno deve essere libero di trattarla come preferisce.

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Io non mi permetto di dare giudizi così lapidari su una persona. Il mio unico dispiacere è per un gioco dal design bello e dai temi interessanti che, purtroppo, non è più disponibile. Ho il rammarico che si ha verso le opere artistiche che vanno perdute. Non ho altri tipi di rammarico.

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Per come la vedo io, e naturalmente è un mio giudizio personale, il giudizio lapidario è quello di Baker.

Sulla sua famiglia in primis, ma questi sono cazzi suoi, e sul suo gioco in secundis, e questi sono cazzi nostri.

Perché che Cani riguardi la sua famiglia sarà anche vero nella sua mente e nel suo cuore, ma per ogni altro essere umano del pianeta Cani riguarda in generale le strutture e i rapporti familiari e sociali che ruotano attorno alla famiglia e i relativi dilemmi morali che si creano a partire da un tipo di concezione della famiglia e della società attorno ad essa, rispetto anche alla libertà personale di ciascuno.

È un tema dannatamente bello e interessante.

Per cui il giudizio di Baker sulla rimozione secca del gioco a causa del suo colore mormonico diventa un giudizio morale del tutto soggettivo secco su quel tipo di scelte familiari e sociali (che, a scanso di equivoco, non sono affatto le mie) e su tutto un “popolo”.

E io i giudizi morali li posso ben giudicare.
E questo rivendico il diritto di giudicarlo un giudizio stupido, simile a quello di chi abbatte le staute a causa del privilegio bianco.

Poi ognuno si tiene stretti i suoi giudizi, ma non sono io ad abbattere statue e giochi e di certo non abbatto geniali autori di gdr come Baker, indipendentemente dalla sua scelta.

Ma tu non possiedi un’edizione di Cani nella vigna?

La morte dell’autore è una tesi che gli autori stessi tendono a non apprezzare particolarmente. È ovvio che noi leggiamo Cani in un modo diverso, ma Baker c’ha messo dentro quello che si sentiva di metterci dentro e ora non solo non ci si riconosce più, ma non vuole averci niente a che fare. Cosa che ha tutto il diritto di fare, perché è un gioco, non una condanna a vita.

La storia è piena di artisti che a un certo punto hanno letteralmente distrutto le proprie opere (per citare l’esempio più recente, Banksy che si è tritato da solo il disegno della bambina) e viene generalmente considerato un loro diritto. Di nuovo, è un’opera d’arte, non una condanna a vita.

Concordo che sia triste veder sparire un lavoro fatto bene, ma finché l’autore è vivo ha diritto a rinnegare le proprie opere e, se è in grado, a distruggerle.

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