Succede sporadicamente, a volte di più, a volte di meno.
Chiarisco meglio di cosa stavo parlando.
Quando sono giocatore, per come la vedo io, il mio intento, il mio compito e il mio ruolo è solo divertirmi. Naturalmente seguendo alcuni semplici princìpi che permettano anche agli altri di divertirsi. Ma eccetto questa clausola, posso abbracciare il divertimento al cento per cento, non ho altre preoccupazioni. Questo significa che mi diverto sempre? No. Può capitare che una giocata non mi diverta. E non mi azzarderò, qui, a fare un reverse engineering dei motivi per cui ciò può avvenire, anche perché credo che l’influenza della componente soggettiva, e del caso singolo, siano talmente grandi che ogni generalizzazione lasci il tempo che trova. In breve: da giocatore penso solo a divertirmi (con gli altri); poi a volte mi diverto di più, altre di meno, altre per niente.
Quando sono master (disclaimer sui giochi: masterizzo soprattutto D&D, ma mi è successo anche con altri sistemi) fa parte del mio compito di master, per come la vedo io, non solo “giocare come master” (godendomi la partita) ma anche prendermi cura di una serie di cose. In particolare devo arbitrare, che non è come prendere decisioni per un PG, o per un PNG: significa fare delle valutazioni, esprimere dei giudizi, interpretare le regole. E poi devo stare attento ai segnali dei giocatori: se si stanno divertendo, se si annoiano, cosa sembra suscitare di più il loro interesse, se si sta creando tra loro qualche attrito o qualche problema di spotlight.
Insomma, c’è una parte di me che pensa a giocare il gioco e divertirsi. Un’altra parte che pensa a fare quella “manutenzione” necessaria a far sì che il gioco possa continuare “liscio”. Mi ha colpito la tua metafora dei musicisti che fanno le prove, ma in questo caso forse la metafora più appropriata è un’altra: è come essere ad una grigliata con gli amici, ed essere quello che sta alla griglia. Si parla, si beve, si ride e si mangia bene, ma io devo anche badare che la carne cuocia a puntino e non si bruci.
In molti casi la seconda parte rimane sottotraccia e non disturba il mio divertimento: sto alla griglia e mi diverto, senza problemi.
In qualche caso la seconda parte emerge di più, magari durante un passaggio tecnicamente complicato, o quando il gioco si ferma perché c’è un nodo da risolvere, o quando vedo che qualcosa tra i giocatori non sta andando come dovrebbe. Diciamo che per un momento c’è un po’ di fumo nero e devo darmi da fare per evitare che l’arrosto non diventi carbone. Ma, passato quel momento, tutto riprende serenamente come prima.
In altri casi ancora, una minoranza, vedo che per qualche motivo (motivi molto vari) sto per gran parte della sessione con l’attenzione sulla griglia molto alta, e quindi una scarsa partecipazione all’aspetto conviviale. Insomma, rimango un po’ a stomaco vuoto.
Perdonami se non ti racconterò episodi specifici. Non me ne vengono in mente, sul momento, inoltre non gradirei di mettermi a sviscerarli per analizzare i perché e i percome.
Lo considero un rischio del mestiere.
Cosa faccio per mitigarlo? Da un lato mi sforzo di preoccuparmi meno della griglia e di lasciarmi andare di più with the flow, diciamo così: mi sforzo di ricordare a me stesso che se ci divertiamo insieme non è poi un gran problema se l’arrosto è un po’ bruciacchiato, e non devo farne un’ossessione. Dall’altro cerco di organizzarmi a dovere (tutti gli attezzi al posto giusto, giusta temperatura della brace, strumenti a portata di mano… e qualche valido aiutante, se si può) per rendermi la gestione della griglia il più semplice possibile, in modo da mantenere basso il livello di attenzione necessario a quell’aspetto.
Spero che questo disordinato muro di testo ti sia stato in qualche modo utile ![]()