Nessun fascista è ammesso (cit.)

Grazie per la conferma. Sono anch’io decisamente convinto che mettere in anticipo dei chiari “paletti” non solo sul tipo di gioco, ma anche sul tipo di persone sia opportuno e male non faccia, specialmente quando si gioca con estranei.

Prima di concludere che “ha funzionato”, però… non voglio fare il rompitore di testicoli a tutti i costi, ma debbo farti una domanda: la tua esperienza passata indica che in assenza di quel manifesto le cose sarebbero andate diversamente, cioè avresti avuto al tavolo persone del tipo che quel manifesto si propone di tenere alla larga?

Io devo ammettere che paletti di quel tipo non mi è mai capitato di metterli in modo esplicito. Visto che non mi è mai capitato di avere persone troppo spiacevoli, potrei dire che “ha funzionato” anche questo approccio :slight_smile:. Forse lo considererò in futuro, eh, visto quanto si sta polarizzando il clima.

Ah, scusate, se sto andando off topic ignoratemi.

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Scusa @AndreaParducci , hai letto l’introduzione di Comrades?

Sfogliandolo e sleggiucchiandolo a caso devo anche dire che ad una prima occhiata non mi sembra nemmeno male come impianto di gioco.

Tuttavia. L’introduzione è un problema.
È incitamento alla violenza pura.
È quasi apologia di reato.

Io non capisco. Siamo qui a parlare e proporre uguaglianza e amore e lo facciamo attraverso un incitamento e un’esaltazione a tirare bombe e imbracciare fucili?

Ragazzi, onestamente, c’è un corto circuito che non capisco proprio come facciate a non vedere.

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@Davos , non vorrei scendere nel dettaglio del singolo gioco, ed è difficile dare forma al mio pensiero, in merito. Vado con un post fiume, certo solo della sincerità del mio spirito.

Il corto circuito io lo vedo tranquillamente, ma non posso considerarlo un controsenso.
Dalla comodità del mio essere un bianco privilegiato, in un’Italia ricca e figlia dell’ingrasso dei baby-boomer, è facile sentenziare “la violenza è sempre sbagliata”, “otteniamo visibilità con delle belle parate colorate e sorridenti”, “siamo nel giusto, il mondo se ne accorgerà”.
Ma la verità non è questa.
Sono tornato spesso, con la mente, alle violenze, alle razzie che abbiamo visto dopo l’omicidio di George Floyd.
All’oppressione della gente di Hong Kong, che ci prova a lottare, contro un gigante, e li stanno ammazzando e silenziando.
Anche in Mianmar la gente lotta, e li stanno ammazzando a centinaia.
I poveri Curdi, che sono diventati per un po’ l’immagine del medio-oriente così vicino all’occidente, eroi perseguitati, le loro donne soldato che mi hanno fatto versare lacrime. E li abbiamo praticamente abbandonati.
Le chiese date alla fiamme in questi giorni, come rappresaglia simbolica dopo l’orrore che è emerso su quel che hanno fatto nelle scuole (principalmente cattoliche) in quest’ultimo secolo agli indigeni del Canada: centinaia di migliaia di bambini sottratti alle loro famiglie, abusati, violentati fisicamente e psicologicamente, costretti a non parlare più la loro lingua, in una follia di rieducazione sbiancante degna dei peggiori film gore, fatti morire di stenti e seppelliti a mucchi in fosse fuori da quegli edifici all’ombra di una croce.
Perfino i Pride sono iniziati come una rivolta.
Malcom X:“Se qualcuno ti mette le mani addosso… Assicurati che non metta le mani addosso a nessun altro, mai più’”.

Non seguo un filo logico. Ma nel mio cuore penso sinceramente che alcune lotte violente, alcune guerre, possano essere definite giuste.
Intanto in Ungheria parificano essere omossessuale ad essere pedofilo. Chiudono i giornali d’opposizione. Stanno togliendo diritti alle donne, le stanno umiliando. Se qualcuno si organizzasse per un assalto al parlamento, e appendesse Orbàn ad una corda, ne sarei rattristato?

Cosa lascerò fare ai politici, in Italia, prima di prendere io stesso un bastone in mano? Gli lascerò legiferare per giustificare lo speronamento dei barconi in mare? Gli lascerò zittire le donne, glorificate solo in casa, a figliare e pulire, senza più la scelta di poter abortire, o magari perfino divorziare? Gli lascerò continuare ad insultare gli omosessuali, e tutta la comunità LGBT+, fino a non dare più nemmeno notizia degli omicidi, dei pestaggi? Gli lascerò difendere i poliziotti che in carcere massacrano di botte e uccidono?
E se il popolo più ignorante e razzista marciasse sotto casa mia dandomi dello stramboide? Dell’amico dei f***i? Spalleggiato da un’intera ala politica che sarà al governo?

Ancora, pensieri alla rinfusa.
Ma stai certo che non potrei essere così pronto a difendere le mie dichiarazioni iniziali.

Chiudo dicendo che, anche alla luce di questo, non mi sentirei codardo, colpevole né tanto meno in contraddizione, a giocare un gioco che mi mette nei panni di qualcuno nelle situazioni che ho immaginato, e che impugna le armi, e lotta contro un nemico molto più grande, più potente, oppressivo, fino al punto di generare ancor più violenza, fino al punto di spingermi anche oltre ciò che ritengo umano, fino a giustificare quel sangue, quelle rappresaglie.
Spero di non vedere mai quell’abisso nel quale potrei scendere davvero. Forse riuscirei a giocarlo.

EDIT: senza contare che, in salsa Fantasy o Sci-Fi, sono almeno trent’anni che già lo faccio…
Certo, magari lì è tutto più bianco e più nero, ma non siamo così distanti. Almeno, nelle campagne che ho affrontato.

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Sto preparando una risposta. Ho rimosso un messaggio di @_Elil_50 e una risposta di @icemaze perché stavano aprendo un’altra delle molte parentesi di questo thread, e mi sembra che l’argomento sia già abbastanza in deriva.

Sì beh certo, ha funzionato nel senso che le persone che ho al tavolo rispettano i miei valori e le mie idee, ed è quello che conta.
Senza questo manifesto la probabilità di avere qualcuno che non le rispetta (e non necessariamente che avrebbe causato problemi al tavolo) sarebbe stata più scontata.

Quanti sono razzisti, sessisti, omotransfobici o con certe idee del cazzo che all’apparenza possono sembrare che non le abbiano? Basta guardarsi rapidamente in giro per i vari gruppi su facebook (che è dove ho cercato giocatori) ogni volta che si parla un minimo di inclusività in qualsiasi forma.

Magari al tavolo, a meno che non ci sia qualche cosa di particolare che fa emergere queste idee (in una chiacchierata fuori sessione, o durante il gioco ma è più difficile) non me ne sarei mai accorto.
Ma il punto è che queste persone non le voglio proprio far giocare, anche se al tavolo sono i migliori giocatori del mondo.

Insomma, non si tratta solo di evitare di avere a che fare con persone con comportamenti disfunzionali durante il gioco. Quelle purtroppo le becchi quando ce le hai già sedute a giocare con te, e ci sono di queste persone anche tra chi ha le mie stesse idee quindi il manifesto lì non serve.

Per dire, conosco almeno una persona estremamente tossica nell’ambiente dei GdR sia di Genova che in generale che però come idee politiche è affinissimo alle mie, solo che finché non ci ho avuto davvero a che fare (e non sono stato in dis[date=2021-06-30 time=20:30:00 timezone=“Europe/Rome”]accordo con lui per una cazzata) sembrava un’ottima persona. E invece.

TL;DR:
Il manifesto serve a scremare persone a seconda delle loro (e mie) idee politiche e i loro valori; senza di esso andando a cercare giocatori tra quelli che si trovano sui social network (es. FB) la probabilità di trovare gente che non rispetta le mie idee è molto alta. Quindi per me ha funzionato.
Il manifesto non serve a evitare di avere persone con comportamenti disfunzionali al tavolo (che possono esistere a prescindere da idee e valori personali), quindi non posso esprimermi su questo aspetto.

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Ho tentennato più volte su una potenziale mia risposta a questo argomento, perché in primis non volevo alimentarlo, in secondo luogo perché parlare di queste cose in pubblico è un invitare uno scrutinio ingiusto con impossibili standard di comportamento e accuratezza, e per ultimo da amministratore mi ritrovo a dover cercare di mantenere una certa neutralità, per cercare di mantenere il focus di questo spazio su altri temi.

Tuttavia sarei negligente a questo punto a non intervenire.

Questo è il primo thread di questo tipo che si presenta in Locanda, e vorrei sperare che sia l’ultimo. Sono rimasto ragionevolmente sorpreso dalla maturità con il quale lo avete affrontato, ma sinceramente non basta, e sto già vedendo segnali di degenerazione della qualità della discussione.

@AndreaParducci, sinceramente non ho ben capito cosa volessi ottenere aprendo questo argomento. Ti dico quello che secondo me è avvenuto: dopo un paio di messaggi dove altri utenti ti hanno fatto notare che eri fuori luogo e ti hanno offerto argomentazioni e controargomentazioni, hai esaurito gli altri e proseguito parlando ripetutamente a te stesso e interagendo con quelli che erano d’accordo con te. Questo perché argomenti del genere fatti in pubblico presentano sempre un pericolo di conseguenze sociali di qualche tipo, e chi non è boomer come @Davos di solito preferisce evitare. Volevi avere uno scambio o solo dire quello che pensi?

Di solito intervengo solo se penso di avere cose utili da dire, e penso di averne alcune.

Perché ho spostato l’argomento

Che sia chiaro – non si tratta di una mera ricategorizzazione per ragioni di ordine. Ho spostato il thread in #fuori-tema perché non penso questa discussione sia appropriata a questo spazio. Gli argomenti in #fuori-tema non vengono mostrati in homepage ai nuovi utenti e ai non iscritti – si tratta di un’attiva soppressione da parte mia.

Mi ha fatto piacere che molti degli utenti abbiano reagito istintivamente dicendo che questa non era una discussione appropriata a questo spazio: significa che ho comunicato abbastanza bene gli scopi e i limiti che mi figuravo.

Perché non è una discussione appropriata a questo spazio? Attenzione: non si tratta di un semplice “niente politica”. Anzi, mi permetterò di parlare adesso un po’ di politica nel vero senso del termine: l’arte dell’organizzazione della pólis.

Pensiamo all’organizzazione di questo spazio come un gruppo di persone che sono diverse, hanno vite magari diverse con problemi diversi, ma hanno alcuni propositi in comune. Quali?

Abbiamo avuto una serie di discussioni iterative sul quale sia lo scopo della Locanda. C’è quanto presentato nelle Linee Guida e nel Manifesto, e la discussione vocale che abbiamo fatto insieme ai suoi commenti[1].

Andrei punto per punto, ma sarebbe troppo lungo. Per sintesi riassumo ciò che è rilevante a questa discussione:

  • L’argomento del forum è l’attività di gioco reale al tavolo – non il gioco come oggetto o prodotto – e lo scopo è per ciascuno di riuscire a migliorarla rendendola più appagante.

E alcune definizioni negative per chiarire il concetto:

  • Non siamo un movimento o una community ove debbano piacersi tutti a vicenda, essere amici o avere opinioni convergenti. Non ci saranno mai dei “Locandisti”.
  • Non è riconosciuta qui la superiorità di autori, editori o celebrità in alcun modo rispetto a chi semplicemente partecipa all’attività del giocare.
  • Non è riconosciuto qui l’appannaggio di un qualunque tipo di attività di gioco a un qualunque gruppo di persone.

È chiaro che aspettarsi che ciascun utente del forum sia completamente allineato con tutti i propositi presentati e tutti i punti del manifesto sarebbe folle e irrealistico. Ci saranno dunque utenti che hanno una serie di propositi diversi, tutti con un certo grado di compatibilità con quelli condivisi.

Tuttavia altri propositi, per quanto nobili e virtuosi, non sono contemplati. Noterete che non c’è nulla riguardo a influenzare il mondo sociale dei GDR, né alcunché sul promuovere autori che presentino questa o quella opinione. Perché questo non aiuta nessuno a migliorare la propria attività di gioco al tavolo. Potrebbe avere un effetto sociale, sì, e potrebbe permettere a certe categorie di avere più accesso a spazi rispetto ad altre, ma non ci aiuta nel nostro obiettivo.

Qui parliamo di: al vostro tavolo, con le persone che già vi siete già scelti nella vostra completa e sacrosanta libertà di giocare con chi vi pare, cosa stiamo facendo? Cosa vogliamo fare, come possiamo fare a farlo meglio? Instaurare una discussione produttiva che segua questi propositi è molto difficile.

Noterete che se le discussioni si mettono a parlare non di attività di gioco vera, ma di uscite dei giochi, argomenti tangenti, eventi e altro, fintanto che ritengo non siano dannose al proposito del forum, sono contento di spostarle e lasciarle in #chiacchere, perché funziona da valvola di sfogo e a volte permette di far crescere i semi di idee che sbocciano poi in discussioni più produttive.

Tuttavia, certi tipi di argomenti hanno l’abitudine di dirottare completamente l’orientamento di uno spazio finché non si parla soltanto di quello. Ed è così: in tutti gli altri spazi di discussione, si parla solo e costantemente di argomenti identitari e del GDR come community, e di cosa dobbiamo fare “noi” per garantire questo o quello ai deboli, o dall’altro lato della questione di quanto “noi” dobbiamo far fronte comune contro i progressisti che vogliono rovinare l’hobby.

Ora mi chiedo, se qualcuno vuole parlare di questo, perché qui? C’è tutto il resto di Internet per farlo. Questo è un piccolo spazio di nicchia per parlare di certe cose in un certo modo. Ciò è attivamente tossico a quello che sto cercando di creare. Se qualcuno ha voglia di parlare di altro, in un altro modo, che non è disponibile altrove, lo aiuterei volentieri a creare un suo blog, spazio o forum per farlo.

Chiarisco un’altra cosa: non significa che sono ignorante di questi argomenti. L’obiettivo qua è di essere aperti a chiunque, di aiutare chiunque (anche oltre le barriere linguistiche), e su quello rimango fermissimo. Se parliamo di vari tipi di gatekeeping, vi sono fermamente opposto e non permetterò che avverrà qui. Ma non ho l’arroganza di pretendere di controllare il pensiero individuale dei singoli utenti, né le opinioni che esprimono, e non ho nemmeno l’hubris di pensare di avere una responsabilità sociale che vada oltre alla mia cerchia stretta.

Cosa penso dell’argomento originale

Ok, entriamo nel “fuori tema” vero e proprio. A mio parere @Bille_Boo si è espresso molto bene. Vedo se riesco ad aggiungere qualcosa.

Da un certo punto di vista, sono contento che un autore, in quanto autore di un libro, non di un gioco, si senta libero di segnalare i propri valori politici, anche se in una maniera che considero un po’ rozza.

Dall’altro punto di vista, è completamente ridicolo pensare che un autore abbia il potere di dire: “no, tu non puoi giocare al mio gioco”, o che tali paragrafi (o il logo) abbiano un qualunque valore a livello di sistema al tavolo. Sono semplicemente ridicoli.

Ho già detto che vedo i giochi come strumenti musicali. Vi immaginate se Fender mettesse un bollino “i fascisti non possono suonare questa chitarra” su ogni Stratocaster? E lo skinhead cosa fa, vede il bollino e dice, “accidenti, dovrò comprare un’altra chitarra!”. Oppure lo raschia via, e poi che succede, Fender chiama la polizia?

Io vorrei magari vedere qualcosa di diverso da un autore impegnato – come la sua visione del mondo influenza il sistema. Prendi Monsterhearts. A me genuinamente non piace, ma cazzo se trasmette tramite il suo funzionamento il modo di inquadrare il mondo dell’autrice.

Trovo infatti legittmissimo se il tema citato sia effettivamente argomento del gioco, ed esso lo affronta sia con il materiale diegetico che con il sistema di gioco. Nelle linee guida ho citato Dogs in the Vineyard per i temi religiosi e Stonewall 1969 per i temi civili. Su questo assolutamente nulla ci piove.

Tornando al nostro messaggio scaccia-fascisti, mettiamo conto che l’autore abbia messo un tale messaggio sul proprio libro, e che si renda conto dell’assurdità di quello che ha scritto. A mio parere vuol dire un’altra cosa: che si aspetta, come autore-influencer, di usare la sua posizione per avere un effetto sul panorama sociale del GDR. Ovvero, che tale messaggio darà un segnale ad altri per cambiare il proprio comportamento.

Mettiamo pure che io sia d’accordo con il contenuto di tali messaggi. Sono comunque convinto che tutto ciò sia estremamente problematico. Volete davvero vivere in un panorama dove date ad autori e influencer il ruolo di regolare come e con chi potetre giocare? Magari pure del contenuto della vostra attività di gioco? Siete sicuri?

Io non riconosco alcun primato ai game designer. Non li venero, non li celebro. Se fanno un prodotto che mi è utile, ne sono contento e lo acquisto. Il game designer non è un artista, è un artigiano. È Leo Fender, non Jimi Hendrix. L’arte è creata dalle persone che giocano. E anche nel caso del miglior artigiano, non riconosco un intrinseco valore alle sue opinioni politiche solo perché ha fatto un’opera di valore.

Cito una delle cose più belle scritte da @Davos su questo forum.

Se devo ascoltare delle persone, ascolto le persone attorno a me, che conosco per davvero, con le quali ho avuto discussioni e scambi, e non autori-influencer con i quali ho un malsano rapporto para-sociale. Attenti poi ad alimentare tali rapporti, che si rischia di creare dei mostri.

Se fossi autore, non metterei mai un messaggio logo del genere sulla mia opera – anche se essa stessa potrebbe essere qualcosa di estremamente politico e impegnato, magari con spiegazioni delle mie idee – perché davvero, non riesco a raggiungere il livello di arroganza necessario per pensare che io abbia il diritto o il dovere di dire chi ha il diritto di usare quello che faccio.

D’altronde, alla base dei principi di cultura libera di cui mi faccio portavoce da molto tempo è la convinzione che non sia legittimo per me limitare l’uso agli altri delle mie opere d’ingegno. Sarebbe completamente incoerente con tutto quello in cui credo.

Opinioni, dichiarazioni e azioni

@AndreaParducci ha detto che vedere gli autori dichiarare in pubblico il proprio supporto per una buona causa lo rasserena e gli fa pensare che almeno questo non sia uno stronzo. Io non sono così sicuro di ciò.

Nella mia esperienza chi passa tutto il tempo a sbandierare la propria virtù ha spesso qualcosa da nascondere, oppure è uno stronzo nella pratica. Ho tantissimi esempi dalla mia vita privata, ma posso offrire come esempio pubblico eclatante l’esperienza con Adam Koebel, noto ex-cavaliere di twitter dei deboli e degli indifesi.

Le dichiarazioni pubbliche di qualcuno, anche se oneste, non ti informano di un bel niente. L’unico momento in cui saprai la vera stoffa di una persona è quando questi avrà del potere su di te, o su qualcosa a cui tieni, e farà una scelta nell’utilizzo di quel potere.

Sia Emanuele Galletto che @Dismaster_FraNe, dato che li hai citati, le ho trovate brave persone dopo averci interagito (Emanuele lo conosco ancora poco, ma mi ha dato una buona impressione). E ho avuto buone esperienze con tanti altri con idee vicine alle loro. Ma devo ammettere che l’effetto iniziale nel vedere come si esponevano su questi temi è stato “oh no, non un altro di questi” e di cominciare a guardarmi le spalle. Adesso mi sono fatto un’idea diversa, ma non sono le dichiarazioni che mi hanno informato, ma il continuo interagire con loro, l’osservare quello che fanno, come spendono il proprio tempo ed energie, e come adoperano il potere che hanno sugli altri.

Ho parlato con tante persone che si posizionano su parti molto diverse dello spettro politico e non sono convinto di aver visto un lato con i buoni e un lato con i cattivi. Prima di tutto, non penso che le persone siano essenzialmente buone o malvage, e in secondo luogo ho imparato a guardare le azioni delle persone piuttosto che quello che dicono – anche se amo molto parlare ed essere in disaccordo con gli altri.

Io stesso non ho alcuna intenzione di mettermi a sbandierare la mia virtù. Mi arrogo il sacrosanto diritto di sbagliare e di esplorare idee sbagliate. Sono sicuro di star sbagliando qualcosa che non so – vi prego, se lo pensate ditemelo! Ma perlomeno quando rifiuto un’idea so di averlo fatto con coscienza e non perché me l’ha detto qualcun altro. Preferisco tale certezza a qualunque piedistallo morale.

Dato però che Andrea ha detto che si sente più a suo agio se le persone dichiarano i propri valori, abbiamo parlato così tanto di politica, e che la legge di Godwin si avvicina ad avverarsi, vedo se riesco a dichiarare il mio orientamento in una maniera sintetica ma informativa. D’altronde penso che non si faccia molta fatica a unire i puntini, dato il modo in cui gestisco questo spazio e la filosofia che ho espresso nel tempo.

Non mi piace etichettarmi, perché poi le persone prendono l’etichetta e fanno un quadro. Ma sono stato indicato da altri in maniera variabile come: anti-statista, anti-copyright, anti-collettivista, anarchico, libertario, liberale, distribuzionista, volontarista, tecno-libertario, cypherpunk. Potete farvi un’idea di dove sono messo. Criptovalute, libertà digitale e controeconomia. Se vi interessa parlare di politica con me, lo faccio spesso nelle chat su Telegram.

Non è necessario essere allineati con il mio pensiero politico per partecipare a questo forum.

Simbologia e morale

Ok, ho evitato di nominare spesso le ideologie citate finora perché a mio parere sono irrilevanti al discorso che ho fatto. Ma adesso entriamo un po’ di più nella parte sanguinolenta della discussione. Spero di uscirne illeso.

Perché a qualcuno che non è fascista dovrebbe dar fastidio fregiarsi del titolo di anti-fascista e i simboli dell’anti-fascismo?

L’appropriarsi del titolo di “anti-fascisti” da parte delle forze di estrema sinistra va avanti dal primo dopoguerra, dall’organizzazione anarco-comunista di origine tedesca chiamata “Antifa” (Antifaschistiche Aktion) che ha varie celle internazionali, al ragazzo di Lotta Comunista che fuori dal liceo mi girava i volantini con su scritto “Non tutti i partigiani erano comunisti, ma tutti i comunisti erano partigiani”.

Da lì la presentazione e promozione di varia simbologia anarco-comunista e comunista come la doppia bandiera, i colori rosso e nero o rosso e giallo, il pugno chiuso, come “i simboli dell’anti-fascismo”.

Questa operazione di confusione semantica è fatta in maniera assolutamente conscia e mirata – lo so perché, aihmé, ero vicino a quegli ambienti da giovane – per poi usare tale confusione per farsi promuovere da utili idioti o bullizzando le persone convincendole che non farlo equivale a supportare il fascismo.

Sospetto di non essere l’unico, ma io di questi gruppi disprezzo l’ideologia, disprezzo la prassi, disprezzo la cultura, e disprezzo i valori. Sono violenti, invidiosi, estremamente conformisti e collettivisti, agiscono con metodi squadristi, e vogliono distruggere anziché creare.

Quindi riesci a capire perché persone con idee sempre lontane dal fascismo, ma più moderate, liberali, o anarchici di diverso orientamento, quando vedono simboli rossoneri o rossogialli, pugni alzati, e un generico “anti-fascista”, non hanno molta voglia di associarsi? Soprattutto quando i cosiddetti “anti-fascisti” usano motti come liberals get the bullet too e eat the rich?

Sì, mi definirei tra le altre cose correttamente “anti-fascista”. Ma preferisco non dare ulteriore corda a queste persone, e non ho intenzione di fregiarmi di simboli che all’apparenza dicono una cosa con cui concordo e che ne implicano mille altre che disprezzo.

Paradossalmente, avrei molto più rispetto per un ipotetico cattoconservatore bigotto, con cui sarei in profondo disaccordo filosofico, ma che magari tiene alla sua famiglia, lavora e si impegna per la sua comunità, e contribuisce a creare qualcosa in cui crede, di quanto ne avrei per qualcuno che il sabato va a fare il larp da rivoluzionario vandalizzando le città, pestando i passanti e sfasciando negozi e automobili in nome della difesa dei più deboli.

Se va scelto un simbolo dell’antifascismo, piuttosto userei la tripla freccia storica dei socialdemocratici tedeschi. Non sono socialdemocratico, ma perlomeno è chiaramente un simbolo anti-totalitario in ogni senso.

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Andrea, cerco di essere caritatevole, ma non ti sembra di aver riportato alcuni di questi giochi semantici e cortocircuti logici che ho indicato?

Faccio un cenno su Comrades, perché alla lettura dell’introduzione ho avuto la stessa impressione di Davos. Il tuo post ricco di empatia per i problemi del mondo ti fa onore, ma l’autore è molto esplicito nell’indicare che è nostalgico rispetto ai bombaroli rossi stile Brigate Rosse, e che vuole che tali eventi accadano ancora nel mondo occidentale. Egualmente non mi sembra che un paragrafo che elenca brevemente una serie di ideologie alternative possa guarire un’opera esplicitamente intesa come un richiamo alla sinistra estrema ad armarsi e commettere atti di terrorismo.

(Traduzione mia)

Cosa è successo alla sinistra militante?
Dove sono gli studenti che sognano di andare in battaglia con un libro di testo in una mano e una mitragliatrice nell’altra?
Dove sono i soldati che radicalizzano l’esercito dalle trincee?
Dove sono gli organizzatori sindacali che fanno la guerra contro i padroni, i non scioperanti e la polizia per il loro diritto a un salario onesto?
Dove sono gli anarchici che lanciano bombe, i marxisti che rapinano le banche, e i rivoluzionari professionisti intenti a rifare il mondo un’insurrezione alla volta?

Non ho problemi a condannare completamente l’ideologia espressa da quest’opera, e in Italia si potrebbe sicuramente cominciare a parlare di reato di apologia di delitto con finalità di terrorismo (anche se dubito che verrebbe effettivamente indagato).

Vorrei invitarti a riflettere sulle tue priorità, se davvero leggere tale testo non ti dà una reazione negativa, soprattutto data la storia molto recente di terrorismo politico nella nostra Nazione.

Anche se concordo che in casi estremi la violenza sarebbe giustificata (penso a Hong Kong, al genocidio degli Uyghur, o alla situazione curda che hai giustamente citato), questo è molto chiaramente non quello che sta esprimendo quell’autore, ma terrorismo a scopo politico in paesi liberali che hanno sicuramente problemi gravi, ma che non giustificano tali atti.

La cosa triste è che magari questo gioco è pure figo da giocare.

Squadrismo online

Quello che ho detto sopra si applica ugualmente se non ormai di più nella sfera online. Si sposta il discorso dalle strade alla rete quando si parla del fatto che un ramo di questa cultura è la cancel culture e per via di questi giochetti semantici il potenziale di essere tacciati di essere simpatizzanti del fascismo quando ci si esprime contro è alto. Qui la violenza si trasforma da fisica a reputazionale, ma non pensate che sia minore: specialmente quando è bersagliato qualcuno di non famoso, molto spesso si stravolgono e rovinano le vite delle persone, senza processo o ricorso. L’obiettivo è chiaro e terroristico: nel timore di gravi conseguenze personali, chi non vuole problemi sta zitto e critica in privato.

Ci sono persone che meritano di essere punite che non lo sono con il regolare corso della giustizia? Sì, assolutamente, ma non riconosco veramente la legittmità di un giudizio da parte di una folla anonima, inferocita e assetata di sangue.

Il discorso sulla cancel culture è ancora più complesso, ma se siete tra quelli che sono convinti che sia una pura invenzione dei cattivi e che si tratti soltanto di corrette conseguenze per le proprie azioni, consiglierei di guardare questo video di ContraPoints, una youtuber decisamente sinistrorsa con la quale mi trovo spesso in disaccordo – ma che guardo volentieri! – che a mio parere ha azzeccato il problema.

Il filtrare con chi si gioca

Mi esprimo brevemente su questo: la scelta personale su questo è sacrosanta. Si può giocare con chi si vuole, escludere o includere persone in un gruppo privato per qualunque ragione, e a buon ragione si può anche farsi delle idee sugli altri in base ai parametri che usano per farlo.

Quando @Dismaster_FraNe ha pubblicato il suo vademecum, e volevo giocare con lui, gli ho fatto presente il mio disaccordo con alcuni punti di esso, e lui mi ha ringraziato per l’onestà e dopo esserci chiariti sulle ragioni mi ha detto che non c’era problema. Questo ha generato in me molto rispetto nei suoi confronti.

Sia chiaro, a me il suo documento non piace tantissimo, non lo userei. A mio parere esprime una simpatia per un movimentismo collettivista che mi è antipatico, e attira tanta gente indesiderabile quanta ne allontana. Ma comprendo che lui non lo percepisce in quel modo, e che non desidera esprimere quello che io ho inteso. Va bene, e per me può organizzare le proprie sessioni come meglio crede.

Quello che invece non va bene è bullizzare gli altri o fare pressione sociale perché applichino i tuoi parametri invece dei propri – non che qui stia succedendo, ma è qualcosa che sto cominciando a vedere nel mondo anglofono. Non è qualcosa che vorrei vedere importato.

Conclusioni

So di aver fatto un pippone allucinante e che molti di voi vorranno giustamente mettersi a rispondere. Ma davvero vorrei che, una volta soddisfatto tale bisogno, tra qualche giorno la discussione si chiuda. Vi chiederei gentilmente di trasferirla in altri luoghi più adeguati.

Per chi si preoccupasse che io abbia intenzione di cominciare a usare questo forum per filippiche politiche, state tranquilli: si è trattata di una tantum. Se non siete d’accordo con me, e volete scambiarvi delle idee oltre allo scopo di questa discussione, mandatemi pure un messaggio personale.

Chi invece vuole criticare la parte relativa alla gestione del forum può farlo come sempre in #meta:feedback o come messaggio personale.


P.S. Il logo di Andrea in CC è forse l’unica cosa davvero a tema per il forum. Anche se sono in disaccordo con il suo uso, non avrei problemi se lo ripostasse in #chiacchere.


  1. Questa è la mia conclusione – le altre sono valide, ma questo è quello che penso io. ↩︎

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Di tutto il discorso, Ranocchio, ci tengo a soffermarmi qui. Ho scritto che non volevo scendere nel dettaglio del singolo gioco (a questo punto perché non cominciare ad esaminare riga per riga tutti quelli citati finora), e fin da quando l’ho citato (principalmente per la copertina) sapevo che poteva essere un titolo delicato. Ma dato che siete rimasti così scioccati dall’introduzione, sono andato a rileggerla.

Anche se controversa, perchè citarne solo un pezzetto, con l’ovvia problematica di decontestualizzarla?
Parliamo del capitoletto iniziale, che s’intitola:
QUANDO LA SINISTRA DIMENTICO’ COME COMBATTERE?
Inizia col pezzetto che hai citato. Ok.
Ma subito dopo continua con (traduzione semi automatica, per velocizzare):

In un momento storico in cui la destra è in ascesa, quando nativisti e conservatori e veri e propri fascisti hanno preso il potere, la sinistra dorme.
Questo gioco è stato costruito per svegliarla.
Comrades è stato ispirato dal fascino che ho sempre avuto per i primi giorni della rivoluzione russa, quando operai, soldati e intellettuali hanno rischiato la vita per un’occasione di utopia. È stato ispirato dagli anarchici che difesero Madrid e Barcellona nel 1936, bloccati dai fascisti e traditi dai comunisti, disposti a morire perché, senza la loro causa, non c’era più nulla. Si ispira all’Ungheria del 1956, e Praga e Parigi nel 1968, e i Weather Underground e Sacco e Vanzetti e tutte le altre tragedie della sinistra del ventesimo secolo, quando idee perfette sono state infrante dall’orribile realtà.
(seguono alcune citazioni di film, giochi ecc.)

Ora, se io dovessi per un attimo calarmi in una realtà storica, fra quelle citate, è molto probabile che sarei lì a combattere anch’io. Per chi non ha idea di cosa siano quegli avvenimenti, ci vuole poco a cercarli, a leggerne.
Non parla di svegliarsi con la luna storta qui in Italia, oggi, e decidere che è bello prendere una molotov e andare a casa di uno squallido politichetto per fargliela vedere, o di comprare una mitragliatrice e mettersi davanti alla porta di Casa Pound. Non stiamo parlando di Sinistre Multicolori o di Popoli della Libertà, qui, ora.

Riuscite invece a calarvi in quei periodi, in quelle situazioni? Avete interesse a giocare quel momento in cui un uomo con una morale, con dei valori, non riesca più a sopportare quello che gli sta accadendo intorno? O che inizialmente abbia provato a protestare, a marciare, e in cambio si stato massacrato di botte dal governo in carica, mentre i suoi amici, compagni, intorno a lui venivano uccisi dalla polizia che avrebbe dovuto proteggerli?

Continua:

Di fronte alla rinascita del fascismo e alla normalizzazione dell’odio, la sinistra, in America e altrove, ha risposto piagnucolando, bisticciando, riconfezionando le stesse idee stanche e pregandoci di credere che siano nuove. Hanno risposto come la sinistra fa sempre: con una esasperante mancanza di organizzazione che è ammissibile solo perché le loro idee sono giuste e i loro cuori sono puri.
Ho creato Comrades per ricordarci come si combatteva una volta. Spero che qualche ora in prima linea in una rivoluzione immaginaria vi prepari alla realtà poco romantica della lotta per il cambiamento: chiamare i vostri rappresentanti, lavorare per la beneficenza, candidarvi, e parlare, non solo contro ciò che odiamo, ma a favore di ciò che amiamo.

Il grassetto è mio. Cosa posso aggiungere? L’autore sottolinea che stiamo per farci qualche ora di gioco, in una rivoluzione immaginaria. E che invece, tornati alla realtà che avremo intorno (se vorremo fare qualcosa nel concreto delle nostre vite), se vorremo fare qualcosa, quel qualcosa è organizzarci coi nostri rappresentanti, o candidarci, parlare di ciò che amiamo.

Questo gioco vi chiede di mettere da parte il cinismo e il pragmatismo e combattere per un sogno. Quando la realtà vi schiaccia, ricordate che nel vostro petto batte il cuore di un compagno. Con un lancio di dadi dadi, puoi cambiare il mondo.

Insisto, star qui a fare un’analisi della parte iniziale dell’introduzione di un gioco mi mette l’amaro in bocca. Mi sembra di focalizzarmi su frasi, su piccoli puntini, e perdere totalmente la visione d’insieme.

Subito dopo l’introduzione, continua così:

Comrades è un gioco di ruolo da tavolo sulla vita nella underground rivoluzionario. Si svolge in un paese, reale o immaginario, storico, futuristico o attuale, sull’orlo della rivoluzione. Sta a voi e ai vostri giocatori spingerlo oltre l’orlo del baratro.

Poco dopo c’è un piccolo manifesto di come sarà il vostro gruppo nel gioco:

  1. LOTTA
    Comrades racconta storie di gente comune disposta a morire per i propri ideali. Non c’è niente di più eroico di questo. Rispondete all’ingiustizia non con il silenzio, non con la disapprovazione, ma con la furia. Scattate in battaglia, a testa alta e cuore libero, e non preoccupatevi se questo giorno potrebbe essere l’ultimo.
  2. RIFIUTARE IL COMPROMESSO
    Comrades è una rivoluzione, una rivoluzione immaginaria. Dimenticatevi di essere civilizzati. Combattete per quello che volete, e non lasciare che nessuno, nemmeno i vostri compagni, si mettano in mezzo.
  3. NON LASCIARE CHE I BASTARDI LA FACCIANO FRANCA
    Quali bastardi? L’avido, l’incompetente, il fascista, il razzista, il misogino, il malvagio figli di puttana che governa il mondo. Nella vita reale, non importa quanto abbiano torto, i bastardi di solito vincono. Qui, non vincono. Chiamateli per nome, trovateli e mostrategli cosa il popolo può fare.

Grassetto mio, tanto per sottolineare qualche punto.
Ma poi c’è tutto il manuale, e davvero non finiremmo più.

Se non sentite forte ciò che ho sentito io, e di cui ho provato a parlare nei post precedenti, allora ok. Siamo diversi. Ma non sento di dovermi invischiare in definizioni di destra e di sinistra, di comunistelli da scuola superiore o di leghisti con il pallino per l’indipendenza.
Io sento un fuoco, dentro, una rabbia per gli orrori di cui sono testimone. Certo, spesso indirettamente, perché come già scritto l’Italia per ora è una culla ovattata e apparentemente felice; ma datela un’occhiata, al resto del mondo. Quelli sono orrori praticamente a senso unico: buttare lì frasi come “Le rivoluzioni le hanno sempre fatte i ricchi” o “Dunque se le guerre sono giuste, lo sono tutte” (questa tratta dall’off-topic che ora è stato splittato) distrugge in quattro parole quelle situazioni (attuali e passate, citate finora), cancella centinaia di vite che io non credo fossero in strada, armate o meno, a questionare di destra e sinistra.

Lasciamo perdere la nostra realtà per un attimo. Se non riuscite ad immedesimarvi in un gruppo di oppressi, di disperati, di esseri umani messi all’angolo da un potere inumano, totalitario, distorto, e non ve la sentite di partecipare ad un gioco da tavolo violento che si fonda su questo, non c’è altro da aggiungere.

Nota: se questo merita di essere spostato in un altro topic, dato che sta cominciando a diventare una panoramica su un singolo gioco, fate voi.

La mia opinione è che, nonostante le tue buone spiegazioni, sia un parto di follia.

L’autore è chiaramente un ignorante storico.

E fa ponte fra eventi ed ideologie che poco hanno in comune.
Dà l’impressione di avere una religione che diventa narrativa e attraverso la quale lega romanticamente eventi storici complessi e diversi.

Ed è in genere un atteggiamento pericoloso, perché di narrativa romantica in narrativa romantica si arriva a sovrapporre e confondere idealmente i campi di concentramento con il divieto di utero in affitto, la dittatura nazifascista con Salvini o Orban (che, a scanso di equivoci, non mi piacciono affatto)

Cartina di tornasole dell’atteggiamento ideologico dell’autore è che delle atrocità perpetrate nella storia dai movimenti di estrema sinistra fin dalla loro nascita, a cominciare dal giacobinismo francese che è la madre di tutti i socialismi, non v’è traccia nel manuale.
Evidentemente non sono per l’autore fenomeni che vale la pena di combattere con i fucili.
Il che suscita più di una grave perplessità.

Io rispetto il tuo spirito e lo comprendo.
È una risorsa e testimonia il tuo cuore.

Però anche tu nel tuo precedente commento, magari nel trasporto della scrittura, hai affastellato cose che un mente ragionevole francamente deve tenere distinte, generando in un vecchio piccolo borghese boomer qualche ingiustificato timore.

Chiedo scusa se mi sono permesso, magari se vorrai in privato continueremo.

Allora, prima che il thread chiuda, provo a dire la mia - per due motivi:

  1. ho accolto con favore il suggerimento di @AndreaParducci di utilizzare il logo che ha fatto nel mio ultimo playset
  2. sono emerse un po’ di cose che toccano come vedo il mondo - soprattutto su questo argomento.

Perché ho iniziato a usare il logo / disclaimer contro i fascisti

Io credo che in un periodo storico come questo - un periodo storico in cui ci sono rigurgiti fascisti, populismo in ascesa, violenze causate da orientamenti sessuali, forze dell’ordine corrotte e violente, e altre aberrazioni della società (potrei andare avanti giorni a postare link con notizie simili, anche uscendo dalla nostra nazione) - sia importante prendere posizione.

Farà sorridere come idea, ma prendere posizione secondo me è il primo passo per poter affrontare i problemi.
Avere il coraggio di dire “no, questo non va bene” - e a volte pagarne le conseguenze - è un atto di coraggio.
Chiaramente, le azioni sono più importanti delle parole; ma servo anche le parole. Servono anche le ideologie, servono anche i loghi, le icone, le immagini.

La storia è piena di cose simili che hanno creato spinte (sia in positivo che in negativo).

Siamo nel 2021, e molte delle cose che ho elencato sopra sono focolai che vengono alimentati giornalmente dalle parole. Abbiamo politici che cavalcano ogni cazzo di fake news possibile, pur di ottenere consensi; abbiamo siti creati ad arte per stimolare l’ego di persone che hanno poco nella vita, cercando di farle sentire importanti rivelando complotti inesistenti (no-vax, terrappiattisti, ecc).

C’è in corso una guerra fatta di parole (spesso violente), di revisionismo storico (e tremo all’idea di vedere tra 10 anni la società occidentale priva della memoria storica degli ultimi sopravvissuti all’olocausto), di false verità che si impongono gridando.
Ed è da lì che bisogna iniziare a contrastare queste cose: dalle parole.

Anche perché, ha ragione @Davos quando dice che Salvini e i campi di concentramento sono due cose differenti; per ora.
Però è dai Salvini, dagli Orban, dai Bolsonaro che poi si arriva agli Hitler - vanno fermati prima. Va impedita loro l’ascesa di opinione pubblica e di potere.
Le loro parole vanno contrastate. Anche in maniera violenta.

La violenza va tollerata?

E a volte è necessario andare anche oltre le parole.
Non sono un grande fan della giustizia statale - spesso è lenta e sbaglia, ma il suo lo fa. Però, a volte, è concausa del problema.

Se le frange fasciste scendono in piazza e la polizia non interviene, se la polizia corrotta picchia innocenti, se i populisti si prendono con la forza risorse o posizioni di potere e tutti applaudono, se gli omofobi, i transfobici aggrediscono le persone… e si minimizza con un “è un caso isolato, non abbiamo un problema a livello culturale”, beh… è ora di scendere in piazza e menare.

(Non ho intenzione di dilungarmi sul cose tipo “eh ma il fascismo degli anti fascisti?” perché è chiaramente un’obiezione che non ha senso e poi c’è un’immagine così bella che spiega la faccenda senza problemi)
paradossodellatolleranzapopper

Senza la violenza, non cadrebbero i regimi. Non ci sarebbero le rivoluzioni. Saremmo ancora sotto il fascismo.

Ora, io non sono un fan della violenza, sia chiaro. Ma vedo la sua utilità, in certe situazioni.
Se ci si trova sotto un regime totalitario o se una maggioranza violenza inizia a strappare i diritti alle minoranze - il tempo della diplomazia e dei discorsi è finito e, purtroppo, bisogna passare ai fatti.

Ma tutto questo cosa ha a che fare con i giochi di ruolo?

Beh, secondo me un bel po’ di cose.
Come tutte le opere di fiction, nei giochi di ruolo ci sono messaggi - non esiste un’opera senza messaggi; possiamo fare finta di non vederli, possiamo non capirli, ma ci sono.

I fumetti degli Xmen parlano delle minoranze razziali che vengono schiacciate dalla paura del diverso.
Il nuovo cartone di She-ra promuove l’uguaglianza di genere e orientamento sessuale.

Non so se state seguendo quello che è successo con il rilancio della TSR (qui un riassunto).

Il punto è che ogni prodotto ha una sua agenda.
In Blades in the Dark Harper è abbastanza esplicito (e lo ha ribadito anche su twitter): si mette in scena una fiction dove le forze dell’ordine sono corrotte e violente, e si indossa i panni dei criminali perché la giustizia ha fallito.

Dire “la politica è fuori dai giochi” è un’affermazione molto naif - e poco credibile. La politica è ovunque (e che ci piaccia o no, è anche su questo forum).
A volte è più esplicita, a volte meno, ma non è possibile scindere un’opera dal pensiero dell’autore che, in qualche modo, l’ha influenzata.

Ora, quando ci mettiamo al tavolo da gioco, diventiamo co-autori. Questo significa che potenzialmente dovremmo essere in accordo con l’autore originale (se sono omofobo, difficilmente posso giocare davvero a Thirsty Sword Lesbians).
I messaggi di quel gioco, l’agenda di quel gioco e le meccaniche di quel gioco sono unite dal pensiero dell’autrice.

Oltre a questo, quando mi siedo al tavolo di gioco sono co-autore con tutti gli altri giocatori; e per lo stesso motivo devo avere un’agenda simile, e un pensiero compatibile.

Altrimenti siamo co-autori che hanno visioni differenti e questa differenza emergerà prima o poi durante le partite. Con conseguenze più o meno gravi, a seconda del caso specifico e delle persone.

Che poi è il motivo per il quale fare una sessione 0 dove si stabiliscono linee e veli è importante quando giochi con persone che conosci poco, a mio avviso.
Perché ti permette di allinearti, capire chi hai di fronte e decidere SE ti sta bene giocare con persone a cui vanno bene certe cose o che vogliono evitarne delle altre.

Bonus point

Sono un grande fan di Contrapoints.

3 apprezzamenti

Io chiederei di chiudere il thread e basta.
Non invoco regole, dico solo che non sono mai stato così avverso a leggere in questo luogo.

2 apprezzamenti

Chi ti dà l’Autorità di dire “questo Tizio dobbiamo fermarlo prima, anche con la violenza”?

“Dobbiamo” chi?
Chi siete “voi”, Ken il Guerriero, Hurricane Polymar e Mazinga?

“Prima” de che?! Che sto tizio causi una supposta fine di mondo? Di una cosa che non sappiamo se mai avverrà?! E che non è affatto nell’aria nè nelle dichiarazioni nè nelle oggettive possibilità concrete?!

Seriamente, dov’è la tua autorità morale che ti consenta di decidere di appendere per la corda uno come Orban?!

Ma cosa conosci tra l’altro di prima mano di lui e di quello che pensa e vuole?
Lui mica ha detto che vuole appendervi per una corda “prima” che voi possiate fare non si sa bene cosa…voi si, lo avete appena detto.
Perché non dovremmo “noi” (chiunque possiamo di grazia essere secondo “voi”) preoccuparci assai per le vostre posizioni estreme e quindi pensare che sarebbe meglio appendere “voi” ad una corda “prima che…”?!

E dove finiamo?
È tutto assurdo.
Mi sembra anche orribile dover difendere o che possa sembrare che io difenda uno di cui al meglio non mi frega niente e al peggio che mi piace meno della soda caustica sopra gli spaghetti.

Però la facilità con cui distribuite patenti e giudizi mi è in coscienza di scandalo.

Ad esempio questa a me sembra un’analisi davvero poco lucida dell’attuale momento storico.

Tra l’altro, guarda caso, riporta il focus sulla situazione politica nostrana, mentre si era arrivati a tirare in ballo, pur di giustificare bombe e fucili, uiguri, curdi e altre immani tragedie.

E se è sulla base di questa roba, di questi salti logici/voli pindarici fra realtà enormemente diverse, che distribuisci giudizi di violenza giusta e possibile allora mi dispiace dirlo ma mi dissocio e dove sarà possibile con garbo e lucidità farò notare che c’è qualcuno come me che la pensa diversamente, che pensa che la violenza ingiusta oggi, nella situazione politica e sociale delle nostre parti, sia piuttosto quella di chi formalmente afferma quello che tu stai affermando qui.

Da chi fa questi ragionamenti, non dico da te, dico più in generale, mai una parola contro la Cina, mai contro l’Islam, mai contro le dittature rosse, mai contro la discriminazione contro alcuni gruppi religiosi che vengono comunemente odiati in casa nostra (magari sulla base di ricostruzioni storiche del tutto ballerine) e che sono, dati internazionali alla mano, i più macellati nel mondo da decenni.

Ma di quali libertà, discriminazione, violenza state parlando? Di quella che vi interessa.
Non ho intenzione di minimizzare violenze o atti criminali che sussistono, ma dove sono i campi di concentramento di Orban?
Dov’è un’organizzazione politica o sociale che si possa ritenere direttamente responsabile di quelle violenze, di quei crimini, che comunque, è brutto e odioso dirlo, non sono differenti per numero ed intensità da tante altre forme di violenza e crimine che l’umanità produce, ora come nei secoli passati e che continuerà a produrre in quelli a venire.

L’uomo produce il male come le api il miele e la risposta piu ragionevole a questa evidenza non è la furia violenta come il manuale di Comrades riporta, ma una richiesta di aiuto perché qualcuno che non siamo noi ci venga a salvare da noi e dal male che facciamo. Che facciamo tutti ogni giorno.

La vostra ai miei occhi appare allora solo come una posizione politica di parte, in buona parte ideologica.

E non ci trovo niente di male, sono scelte e pensieri vostri.

Lo diventa, qualcosa di spiacevole, se venite a fare pistolotti agli altri, a dirci che con voi o ai vostri giochi non possiamo giocarci, che siete buoni e illuminati e noi siamo cattivi e da buttare con le buone o con le cattive, magari solo perché non insegniamo ai figli alcuni modi di pensare che secondo voi sono l’apice della civiltà o se votiamo altro da quello che a voi sembra “la verità”, paragonandoci implicitamente a mostri della storia come i nazifascisti.

Lo diventa, ancora, se a partire da atti criminali dei quali una persona specifica in carne ed ossa e con la sua storia porta la grave responsabilità (secondo i vari fatti di cronaca) ti allarghi e punti il dito contro gente per bene che vive in pace, magari aiuta persone in difficoltà, ma non è d’accordo con molte delle vostre affermazioni o analisi da un tanto al kilo.

E poi anche questa cosa dei *rivoluzionari, combattenti della libertà etc etc *, scusami, ma fa sorridere.

Chi la pensa come l’autore di Comrades, come te e Parducci domina il mondo.
Dalla UE alla Fifa, passando per l’ONU, dalla moda alle canzonette, dalla pubblicità al cinema, dalle multinazionali ai mass media giù fino all’ultimo degli insegnanti metropolitani, tutto il mondo è allineato con i giudizi e le ricostruzioni che propagandate qui.

Ci sono ancora giusto le campagne delle periferie dell’impero da convertire, anche a causa dell’età media dei campagnoli, ma si sa, c è sempre voluto il suo tempo con gli ignoranti delle campagne, Vandea docet.

Siete i forti, non i deboli.

Ragazzi, avete vinto. Almeno in occidente.
Qui non rischi proprio un tubo di niente se metti quel logo; non sei affatto coraggioso, qui ti applaudono, ricevi premi, ti collochi immediatamente nel comodo nido di una presunta élite culturale illuminata, che ti canterà innj, in compagnia di Fedez e altra creme.
Semmai il vero rischio è essere solo alla moda e un conformista del pensiero.

E così, siccome avete già evidentemente vinto, ma insistete con tale teatralità ed in ogni spazio, ad un povero boomer moderato viene il dubbio che la vostra sia, o meglio possa tramutarsi, in una caccia alle streghe, possa, voglia, tramutarsi nella psicopolizia orwelliana.

Un invito allora: andate a vincere in Pakistan per piacere. O a Beijing. Lì si che ce n’è tanto bisogno.
So che ne avete il coraggio e la forza ragazzi. Ce la potete fare.

E fatemi sapere come è finita eh.

Io intanto vi curo la campagna.
Vi ho già detto come è bella la campagna in estate?
Hic manebimus optime.

Un’ultima nota.
Questa frase o sue simili le ho sentite dozzine di volte in dozzine di dibattiti.
Sempre sulle labbra di persone di ipersinistra, convinte che la politica innervi tutto l’uomo e ogni sua decisione.
È un’evidente stortura per chi rimane lucido.
Non mangio lasagne o tortellini o sushi per politica e non gioco a calcetto con gli amici per politica.
Non vado al mare o in montagna per scelta politica e non faccio sesso per politica.
Soprattutto non faccio figli e non mi sacrifico ogni giorno per loro …per politica.
Emerge anzi che le attività principali e il cuore stesso dell’uomo non è politico, sia nella teoria che nella prassi.
Affermarlo equivale già, a ben vedere, ad un’affermazione molto violenta, perché avrà come conseguenza quella di andare a dire a un uomo come deve mangiare o fare sesso in base a un’idea politica.
È naif la tua affermazione che tutto è politica.
Sono frasi fatte.

Premetto che finora (almeno io) ho fatto delle iperbole, per l’ovvia necessità di comunicare un pensiero complesso in due righe succinte. Se questo può aiutarti a riconsiderare l’immagine che hai di me, bene :slight_smile:

Detto questo, un dittatore (Orban è un caso limite, parliamo piuttosto di Putin, o Xi Jinping, tanto per citarne un paio a caso), ha dalla sua parte almeno un certo numero di poteri, primo fra tutti quello militare (quanto meno la polizia), e di solito anche quello di censura (più o meno violenta - blocca internet, chiude i giornali di opposizione ecc.). Non può essere affrontato ad armi pari, dalle minoranze oppresse del suo stesso Paese.
Se sei cosi naive da non vederlo, allora benvenuto fra noi ignoranti.

Oh, guarda che sfondi una porta aperta, eh. :grinning:

La politica dei nostri Stati, delle nostre coalizioni, è debole, e loro ne approfittano. L’Europa per ora conta come un pupazzo di cartapesta. Ci siamo legati le mani da soli, ovviamente, perché dipendiamo da loro, a diversi livelli.
Ma se un politico con le contropalle mi dicesse “Ragazzi, da oggi chiudiamo totalmente i ponti con la Cina; facciamo un bel referendum: volete tirare la cinghia da paura, rischiare di tornare indietro di 50 anni, provare a ricostruire un’industria interna, pagare di più per ogni cazzata tecnologica che avete in mano, provare a formare nuovi accordi con l’Africa per le materie prime, magari andando in lotta con l’oppressore Rosso?” Ecco, quello avrebbe il mio voto.
Oppure, se (come ha fatto) la Russia con una scusa si riannettesse a suon di carroarmati uno Stato satellite, che gli serve tantissimo perché ha dei porti che gli aprirebbero le vie dell’occidente, e un nostro politico con le contropalle mi dicesse:“Ragazzi, quei poveretti da soli non ce la fanno a liberarsi della Russia. Siete d’accordo ad intervenire militarmente per ridare loro l’indipendenza?”. Ecco, avrebbe di nuovo il mio voto.

Ma, non mi sembra che ci sia quella volontà. La politica è ferma. Quindi, le cose sono due:

  • la loro popolazione continuerà a soffrire, per parecchio.
  • qualcosa, spinto dalla situazione insostenibile, si muoverà, internamente. Probabilmente dal basso; probabilmente sarà sporco; probabilmente avrà contatti clandestini con figure che non vorresti avere normalmente come alleato, ma che ti saranno indispensabili, in quel momento. E ci sarà violenza, ci sarà sangue, ci sarà rivoluzione.

Nelle case della sua gente, dove i mariti possono picchiare e violentare le donne senza che ci siano denunce, protetti dal terrore che lui diffonde, con la polizia che non interviene se non c’è sangue dappertutto (questa non è un’iperbole, cerca articoli sulla violenza domestica scusata dall’alto, in Ungheria).
E per strada, grazie agli squadristi violenti che saranno, di fatto, protetti dallo stesso clima che Orban cucina giornalmente, dicendo che un gay è un pedofilo e un cittadino anormale.

Probabilmente non la mia autorità morale. Ma se tra qualche anno la situazione continuasse in quella direzione, e un gruppo di donne ungheresi, o di omosessuali incazzati lo facesse, avrei il coraggio di etichettarli come mostri? Più di Orban? Io non credo.


Tornando al gioco di ruolo, sicuramente più in-topic, metto qui quello che ti avevo già anticipato in privato:

E’ esagerato.
Se escludi l’intro del gioco, che comunque parla della sua visione, sicuramente romantizzata (lo scrive lui stesso) e comunque succinta in poche righe, tutto il resto del gioco è neutrale. Ci puoi giocare rivoluzioni di ogni tipo, in ere e luoghi diversi.

Tu dici “ponti fra eventi e ideologie”, “religione che diventa narrativa”… Ma stiamo parlando di un manualetto di 160 pagine, nel quale come rivoluzione di esempio c’è, fra le altre, “Callisto 2219”, ambientato su Giove.

Sotto “Insegnare il gioco” (ma lo trovi anche altrove), dice:

Iniziate spiegando la premessa: (i giocatori) giocheranno come membri di una cellula rivoluzionaria clandestina intenzionata a distruggere un governo corrotto. La composizione di quella cellula, la sua ideologia, i suoi obiettivi, la natura di quel governo e l’ambientazione sono tutti a loro discrezione.

Vuoi giocarci un gruppetto di miliardari che, stanchi di non guadagnare a sufficienza, si organizzano per sensibilizzare la gente verso le loro problematiche, per scendere in piazza, e infine per combattere la brutta democrazia che limita la loro ascesa?
(non dovresti, ma) Puoi farlo.
Ma è chiaro che non è quello il genere di ideale che spinge un gruppo di disperati ad agire in ogni modo, incluso quello violento, per avere una speranza di (ri)ottenere quello che probabilmente gli è stato tolto.

Davvero l’autore è un ignorante perché non ha fatto una desamina approfondita delle destre e delle sinistre nel suo manualetto?
Davvero io coi miei amici non possiamo giocarci una (finta, eh :slightly_smiling_face:) lotta ai fascisti italiani, creando un gruppetto di pseudo-partigiani da telefilm, solo perché “anche i partigiani hanno fatto cose terribili” e “…e allora le Foibe!?”
Comrades è pericoloso? Più delle disarmanti realtà che arrivano tutti i giorni dal mondo?

TL-DR:

  • Davos, anche tu mescoli tanto le cose. In particolare, quando io parlo di Italia, quando io parlo di aree critiche del mondo, e quando io parlo di GdR rivoluzionario, sono su tre livelli diversi, distinti, ma tu li mescoli come fossero un unico.
  • No, in Italia non siamo al punto di dover scatenare una rivoluzione; e, realisticamente, ad oggi non c’è alcun rischio di azioni violente o assassini politici, da parte delle minoranze.
  • Sì, ritengo importanti il messaggio, anche un po’ urlato, e l’educazione.
  • L’Ungheria è lugno una brutta china, da parecchio. Sicuramente è sulla strada per diventare uno stato nelle mani di una singola persona, che schiaccerà sempre più pesantemente le minoranze, fino alla violenza manifesta, che già serpeggia da anni.
  • Il mondo è pieno di dittature intollerabili. Russia, Cina, gli Emirati Arabi, solo per citare le prime che mi vengono in mente. Posso io fare qualcosa direttamente per questo? No, se non urlarlo qui, e dare il mio voto a chi ritengo possa avere il coraggio di fare il primo, forte, passo verso un totale distacco da esse, o un (poco probabile) intervento vero e proprio.
  • In un GdR posso tranquillamente permettermi di immaginarmi in un contesto come quelli già visti, lottando in modo esasperato per qualcosa che mi è stata oggettivamente portata via da una forza totalitaria e inumana. Se la cosa v’infastidisce, nessuno vi obbliga: potete tornare a giocare il party col nano, l’elfo, e la chierica umana che si uniscono per fermare l’avanzata di un potente signore del male che vuole schiacciarvi col suo potere totalitario e inumano (ehi… aspetta… :grin:)
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Sarò molto breve nella mia risposta - e lo faccio solo perché mi hai tirato in ballo direttamente (mentre il mio precedente messaggio non era una risposta a nient’altro che “ok, ma perché hai deciso di usare logo / disclaimer? Perché pensi che sia corretto farlo all’interno di un gioco?”).

A me pare che tu voglia per forza mettermi in bocca parole che non ho usato.
Quando ho citato Orban, per esempio, ho detto che la propaganda di alcune fazioni (rappresentate da alcuni leader) va contrastata con le parole (a volte parole violente, ma con le parole).
A me nessuno da nessuna autorità, ovviamente - ma ho degli ideali e delle ideologie.
Che, per inciso, non sono quelle che pensi tu (visto che poco dopo mi dici “eh ma non hai citato i regimi comunisti!!!”).

Provo a metterla giù semplice: fascimo = movimento anti-libertà; anti-fascista <> comunista.

Immagino di sì: conosco molte persone che affermerebbero la stessa cosa. Ma non è una visione che condivido - perché tu ne stai facendo un discorso tra neri e rossi, dx e sx.
Io ne sto facendo un discorso tra maggioranze che opprimono minoranze.

Che sono due discorsi diversi; e, nel mondo, è pieno di maggioranze che opprimono le minoranze eh. E ci sono nazioni (vedi: Polonia) dove queste maggioranze stanno togliendo diritti che si pensavano acquisiti e consolidati (esempio: diritto all’aborto).

La storia è piena di leader che hanno guidato maggioranze ascendenti e che avevano nella loro agenda l’opprimere le minoranze, sopprimendo i diritti, sono pericolosi.
A volte si sono persi nelle maglie della politica; altre volte la democrazia ha dimostrato di essere solida e li ha ammansiti.
Altre volte, invece, sono diventati regimi totalitari.

Beh, io non sto facendo nessun pistolotto a nessuno: non ne ho mai avuto intenzione e mi spiace tu l’abbia percepito così.

Io ho preso una posizione molto netta: come autore, se sei un fascista, non mi interessano i tuoi soldi e non voglio che giochi al mio gioco. Come giocatore, se sei un fascista, non voglio giocare con te (come non voglio andare a prendere una birra con te, o a fare una vacanza con te).
Come, ovviamente, se uno non è d’accordo con la mia presa di posizione, è libero di non comprare i miei giochi o non voler sedersi a un tavolo con me.

Un’ultima nota:

Credo che adesso tu stia guardando solo quello che ti interessa guardare; perché non sono convinto sia davvero così.

  1. ci sono conquiste fatte in passato (che giovano alla libertà di tutti) che sono costantemente rimesse in discussione in certe parti del mondo.
  2. ci sono conquiste ancora da fare che vengono osteggiate continuamente (vedi, per esempio, il DDL Zan).
  3. ci sono movimenti di destra e estrema destra in ascesa in Europa e in altre parti del mondo.

Infine:

Ed è una cosa che faccio. Per me: politica = prese di posizione all’interno delle dinamiche della società. Se scelgo di non comprare un cibo perché coltivato in maniera poco etica, sto facendo una scelta politica.
Sul sesso non mi esprimo (è davvero tanti anni che ho la stessa partner), ma ti posso dire che non lo farei mai con qualcuno che ha un’ideologia opposta dalla mia.

Detto questo - non ho intenzione di giustificare né la mia presa di posizione né le mie ideologie. Ho spiegato entrambe, ma da qui a dover sentire il dovere di spiegare il perché o il per come ce ne passa.
Solo, ti faccio notare come il mio messaggio era un’esposizione neutrale del mio pensiero e non un attacco alla tua presa di posizione o a quella degli altri.

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Ormai l’argomento si chiuderà. Tutti ne approfittano, quindi lo faccio anche io.

Non affermerò niente, farò solo una domanda da cui mi piace trarre risposte.

Perché non faresti mai sesso con una persona che non la vede come te politicamente @Matteo_Sciutteri?

L’inizio di questa discussione mi era sembrato un tema sensibile, controverso, potenzialmente “scottante”, ma interessante. E credo, per quel poco che ne posso capire, che sia stato affrontato in modo interessante pur nelle reciproche divergenze.

Ho apprezzato l’intervento di @ranocchio ma non ne condividevo il pessimismo di fondo. Ero convinto che potessimo proseguire la conversazione su quella falsariga, mantenendola ben focalizzata, e mi sarebbe piaciuto farlo.

Devo prendere atto che invece aveva ragione. Ora il tema si è allargato talmente tanto da non essere più, a mio avviso, affrontabile costruttivamente. Le divergenze politiche in sé esistono da sempre ed esisteranno sempre, parlarne su un forum non le risolverà. Nei post che sono seguiti al suo intervento ho letto talmente tante cose che, per un motivo o per un altro, non condivido, che se dovessi rispondere a tutte non finirei più.

Mi ritiro, quindi, augurando buon gioco a tutti.

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Ti ringrazio per essere interessato alla mia vita sessuale - è strana come domanda, ma non ho problemi a risponderti.

Intanto non ho detto che non farei mai sesso con chi non la vede come me politicamente ma:

Opposta <> diversa.

Detto questo: in generale per arrivare al sesso devo per lo meno parlare con una persona e che so, uscirci una sera (lo so, sono un uomo all’antica); e visto che la politica è uno degli argomenti che tendo ad affrontare in quelle occasioni, con chi ha un’ideologia opposta alla mia direi che l’appuntamento si conclude in breve tempo con un nulla di fatto.

In caso contrario, accadrebbe questo, presumo:

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Mah, io credo che se hai qualcosa di intelligente, sensibile e ponderato da dire in merito al cuore del topic, dovresti farlo. Fregatene di quelli che hanno inevitabilmente fatto sterzare il topic.

Intanto faccio un mio riassunto personale.
Ormai siamo alle ultime battute. Io sono molto felice che questo topic sia qui. Sono felice della sua partenza (il messaggio forte contro i fascisti°). Come già scritto, io lo piazzerei bello chiaro anche in copertina, mi sembra sia più onesto, sia più forte come messaggio.

Poi è arrivato il Logo°°, e sono incredibilmente felice che sia stato apprezzato, a tal punto che appare già sulla copertina di un modulo di gioco fatto da @Matteo_Sciutteri , e che sia poi stato adottato da @Dismaster_FraNe , che ha creato una pagina del suo blog in cui ne parla, e che lo ha adottato a sua volta.

Preveribilmente è arrivata la deriva, iniziata da @_Elil_50 , che fra le varie cose ha spostato la discussione sulla definizione di fascista, e associando il simbolo del pugno al comunismo e riducendolo solo a quello.
Spero che entrambi i suoi dubbi siano stati chiariti abbondantemente, quindi continuo ad abbracciare la causa e il logo.

Infine, potremmo tranquillamente glissare sulla parte relativa all’analisi del gioco Comrades (io non volevo arrivarci). Ma vi esorto a provare qualche gioco che faccia della rivoluzione ad un governo totalitario il suo fondamento, il cardine attorno al quale ruoteranno le vite dei vostri PG. Può essere una bella esperienza… non fossilizzatevi su Comrades, se proprio vi è andata storta l’introduzione (tra l’altro, lo stanno traducendo in italiano i ragazzi di Kaizoku Press).
C’è Sigmata, anch’esso disponibile in italiano da MS Edizioni.
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C’è Uprising, ambientato nella Neo-Paris del futuro, che condivide il mondo dei GdTavolo della serie “The Resistance”.

E ancora Gear of Defiance, e chissà quanti altri che sfuggono alla mia memoria non più brillante:


Per concludere.
Carissimi, se siete fascisti, non siete benvenuti al mio tavolo da gioco. E metto quel logo bello in vista, così non perdiamo tempo ed evitiamo che in gioco si creino momenti davvero imbarazzanti per voi.

Nota °: come abbiamo potuto aiutare a definire, per chi non è avvezzo al termine, soprattutto all’estero non si parla dei compagni del Duce, ma di tutti quelli che vivono prevaricando, odiando il diverso, che ritengono la donna, lo straniero, l’omosessuale ecc. un essere di serie B a priori.

Nota °°: nel frattempo, mi sono accorto che (com’era presumibile) qualcuno avesse già avuto l’idea del logo. Ma io preferisco il mio… :grin::heart:
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Nota finale per @ranocchio : nel tuo post hai scritto tanto, e non me la sento di voler toccare tutti i punti. Uno l’ho già affrontato. Ne affronto un altro, per rimanere molto in-topic, tornando al discorso della scelta del simbolo. Non voglio fare una desamina di pagine che di certo non mi compete. Ma riguardo alla tripla freccia del socialdemocratici, diciamo che potrebbe essere anche il simbolo più adatto del mondo, ma, se faccio una ricerca in Google “black lives matter” → Immagini, cosa trovo?


E’ questo ciò che voglio rappresentare. E’ questo il collegamento sinaptico che voglio far scattare in chi guarda il simbolo.
E’ dura che qualcuno non sia rimasto esposto, anche solo visivamente, a quell’onda di protesta che ci ha toccato tutti, perfino l’ultimo ignorante che guarda la TV sono per le partite di calcio dell’Italia.
Non sarà qualcuno che come prima cosa commenta “comunista, comunista” a ridurre la forza di quel simbolo. Piuttosto, io spererei il contrario: che qualcuno che capisce cosa quel simbolo rappresenta, oggi, prenda in mano un ipotetico manuale di gioco, e di istinto si senta a casa, fra gente che lo supporta e lo rispetta.

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Non so se sciacallare, dato che il forum è di ranocchio e ci tengo a farmelo amico, dato che mi piace come compagnia, per tutti i mesi che l’ho conosciuto. Ma non ritengo la strada migliore quella del movimento, anche se lo è stata per il semplice fatto che la gente ama urlare e non pensare.

Cosa voglio intendere?
Non voglio far partire cori da calcio qua, dico solo che l’umano è belligerante, basti vedere cosa accade sui social ogni giorno. Ama vedersi protagonista e deve sfogarsi. Il movimento ha avuto un grande successo ed è stato uno dei nodi per sradicare il razzismo, che ancora deve essere sradicato. Tuttavia il razzismo ha radici più fonde, ad esempio nella paura del diverso. Il 100% dei miei messaggi non li spiego, non ho voglia e mi va bene essere preso come un pazzo, ma pure nella domanda di prima c’era un senso. La gente non fa sesso col diverso, anche se questo significa essere diverso nell’orientamento politico. Ormai politico, non più religioso. Non è la religione a comandare come una volta, ma la politica ad essere ammanigliata ovunque. Dunque la paura del diverso risiede sempre nell’animo delle persone ed il razzismo è uno dei tanti modi in cui essa si manifesta. Uno dei pochi che vengono riconosciuti socialmente dalle masse.

Il violento richiamo al Black lives matter si dimentica delle morti che esistono in tutto il mondo, di altri colori, non solo il bianco. Le notizie del telegiornale premono ad indicare sempre il numero dei bambini e delle donne, in quanto l’uomo non è riconosciuto come essere civile che può essere pianto con lo stesso fervore e caratterizzato dalla stessa innocenza. Il movimento lgbt è sempre esclusivo rispetto a concetti non ancora affrontati e di cui non discuto per rispetto del luogo in cui mi trovo.

Il movimento Black lives matter mi ha colpito solo per l’impatto sociale, solo perché è uno dei tanti valori che condivido, ma per come viene perpetrato e per ciò che l’ha scatenato io non sono colpito affatto.

@_Elil_50 è silenziato per sette giorni, in quanto l’avevo ammonito in privato di smettere di partecipare a questa discussione, dato che si era dimostrato incapace di farlo in maniera costruttiva, ed è in più recidivo. Non rispondetegli.

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@AndreaParducci, scusami tanto.

Mi ero ridetto di non continuare la discussione per non alimentarla, ma non posso assolutamente permettere che ti comporti in questa maniera e che io ti lasci indisturbato.

Va bene tutto, ma dopo che ti ho spiegato il perché e il percome non mi piaccia questa discussione – e sinceramente potrei anche spiegarti i miei trascorsi personali e perché mi mette un’ansia esistenziale tremenda – ti sembra il caso di esultare per la tua ‘vittoria’? Nonostante sia io che diversi altri utenti si siano dichiarati a disagio con il tuo comportamento (e altri me l’abbiano fatto notare in privato). Pensi che questo migliori le cose in alcun modo?

Davvero vedi il mondo così, in bianco e nero? Il fine giustifica i mezzi? Chissenefrega se deturpi la casa di Ranocchio, che dopo essersi rotto le palle del veleno che gira per tutta internet si è fatto il suo forum e con fatica è riuscito a far capire ad alcuni il modo in cui pensava si potesse discutere civilmente e produttivamente. Se sei riuscito a attirare l’attenzione di chi volevi e il risultato che volevi tramite l’uso di questo spazio in distorsione del motivo per cui era stato creato, allora pensi che tutto vada bene e tu possa celebrare?

Io cerco anche di rimuovere le mie opinioni personali dalla gestione di questo spazio, con sforzo, e di lasciar spazio a chi la pensa diversamente. Ma c’è modo e modo di dichiararsi in disaccordo con quello che ho detto e i paletti che ho posto sull’uso dello spazio nella maniera che a mio parere è costruttiva. Continuare a esultare di aver avuto successo nonostante quel che ho scritto, continuare a postare appelli all’emozione e propaganda per convincere chi legge che il popolo è dalla tua parte, è la cosa meno costruttiva che puoi fare.

Da te mi aspettavo magari una conversazione (come dico sempre: in privato, o su #meta:feedback) dove potevi dirmi come e perché non eri d’accordo, e potevamo argomentare, ma non questo. Questo è aperto sbeffeggiamento, e al contempo mancare di rispetto per quel che ho detto, e per me come interlocutore.

Se pensi che soltanto altri siano stati il problema in questo thread, sbagli. A mio parere il tuo comportamento qui è stato estremamente tossico, ed è andato progressivamente peggiorando. È una macchia sul trascorso di questo forum, e della tua partecipazione in esso, che è stata finora invece piacevole e proficua.

Tutto quello che stai aiutando a creare sono impressioni reciproche tra gli utenti di questo forum che, data l’impossibilità di risolvere le differenze in questa sede, perdureranno nel tempo, influenzeranno in negativo come interagiamo su questo spazio e che ci renderanno prevenuti l’uno rispetto all’altro quando vogliamo parlare del nostro argomento primario. Egualmente mi hai messo nella condizione in cui mi sono sentito obbligato di levarmi, seppur momentaneamente, il mantello della neutralità cui do molta importanza. Hai fatto danni, ed esulti.

Non pensare che io abbia problemi con chi parla di antifascismo. Tutti gli altri copiloti di questo spazio sono vicini alle idee che dici di rappresentare, e nessuno di loro si comporta così. Sei tu il problema, e il modo prepotente con cui ti stai comportando, e risponderei allo stesso modo per chiunque si comportasse in questo modo, anche in una discussione a tema per il forum che nulla abbia a che vedere con la politica[1]. Questo forum non è un posto dove fare pressioni o lanciare slogan per portare altri sul proprio campo.

Ieri sera ho avuto una conversazione molto bella in privato con @Matteo_Sciutteri, dove ci siamo chiariti alcune differenze, anche se altre sono rimaste. Qualche sera prima ho avuto una conversazione simile con @danieledirubbo. È sempre bello vedere che la diversa visione del mondo delle persone può essere determinata da esperienze personali, e spendendo tempo a parlarci ci sono delle realtà fondamentali umane che chi ha sofferto e speso tempo a riflettere su sé stesso non può negare. Le diverse interpretazioni sono solo quello – interpretazioni dovute all’esperienza di vita.

Questo per dirti che mi piacerebbe se tu fossi capace di affrontare la questione in questo modo, e non nel modo in cui stai facendo. Magari è proprio la consapevolezza che ciò che scrivi è pubblico a farti comportare così senza accorgerti, ma non è una scusante.

Dato che insisti nell’usare il forum come palco retorico, e non sembri essere in grado di instaurare un dialogo che non sia un dibattito – ovvero ti rivolgi solo retoricamente all’interlocutore, ma in realtà al pubblico per convincerlo di avere ragione – giammai che lasci che tale comportamento dia i suoi frutti e sia ricompensato. Questo thread verrà eliminato dal listaggio del forum dopo la data di chiusura, rimanendo raggiungibile solo come link.

Con nessun rancore, ti inviterei ad aprirti un blog e sfogare questi istinti lì, o da altre parti di internet dove si parla sempre e soltanto di queste cose, e dove verrai accolto come un eroe. Rimani sempre il benvenuto qui se vuoi interagire come hai fatto al di fuori di questa discussione.


  1. Se vuoi rinfacciarmi della corda lunga che ho lasciato a Davos nei suoi sproloqui sul forum, me ne rendo ben conto, e non ho ancora deciso come comportarmi a riguardo. Non sono perfetto. ↩︎

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